Prima dell’ultimo week end, che non è il titolo di un film ma un post sul fatto che il Ravenna Nightmare Film Fest sta finendo anche quest’anno

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Quest’edizione del Ravenna Nightmare è segnata nel morale dalla bastonata che la città si è presa pochi giorni prima dell’inizio del festival: Matera ha vinto, Ravenna ha perso (e io speravo tantissimo che vincesse). Forse è per questo che l’atmosfera è meno carica di tensione, o forse è la nuova sede, il Palazzo dei Congressi, più grande ma più algido rispetto al cinema Corso, che aveva sempre quella puzza di capello che si sposava bene. La location quest’anno è più metropolitana (cemento armato e erbacce che escono dalle crepe) ma meno blasfema (il Corso è di fianco a Sant’Apollinare Nuovo, e ci proiettavano film non estremi ma per cui il Mondo sembrava non avere un dio). Albert al Palazzo dei Congressi ha deciso di fare le presentazioni dei film al buio e secondo me è un gesto di stizza, o un primo segno di vampirismo.
Il concorso è quello che c’interessa sempre di più, perché si possono vedere cose che altrimenti non vedresti da nessuna parte e perché, pubblicando cose sui film in concorso, imdb ha linkato neurone già due volte come recensione esterna di film su cui neanche i loro redattori robot hanno avuto voglia di scrivere due righe. Adesso manca solo un week end (il secondo) alla fine del festival e in concorso sono stati proiettati film di generi diversi, come sempre al limite dell’accettabile in un festival che si chiama del cinema horror. Ma prima di tutto si chiama Nightmare, e le scelte dei temi vanno in quella direzione, quindi stop alle critiche che dicono questo non c’entra niente, quello neanche. Ne abbiamo recensiti alcuni, di film, altri sono rimasti fuori e questo post è una scusa per parlarne un po’ anche se non li abbiamo visti, per scrivere della storia che raccontano, e per buttare fuori un link in cui ci sia scritto Ravenna Nightmare Film Festival 2014. Sono anche due anni almeno che il catalogo porta un altro nome (Ravenna Film Festival. Welcome to the Nightmare) ma non c’è niente da fare, il primo nome è difficile da dimenticare.
Ogni volta ci troviamo a parlare lì fuori e a dire che sono finiti i tempi di The Descent o Frontiers ma ogni anno aspettiamo che il festival inizi perché è diventato la conditio sine qua non del nostro week end dei morti. Ed è già da un po’ di tempo che durante l’anno, almeno io, non vedo film horror, li vedo solo durante il Nightmare. Quindi, qui le robe scritte sui film in concorso (per molti di quelli non in concorso, eventi speciali o retrospettive, trovate un mondo di roba su internet), anche sui corti. Per quanto riguarda quelle non fatte, i film si mischiano ai mille sottogeneri cui appartengono quelli recensiti: vampiresco, commedia nera, torture, crime, sci-fi, mostri, apocalittico, splatter, ghost, revenge, lesbian, transgender, queercore, surreale, slasher, maniac, western, zombie. Summer of Blood è il primo, la storia di un newyorkese brutto che viene morso da un vampiro. In Ejecta lo Spazio vomita una forma di vita brutta sulla terra, e presumo il nome del film venga dal tasto eject di un qualsiasi mangianastri, videoregistratore o lettore dvd. Jamie Marks is Dead è il terzo che mi manca: Jamie è un fantasma che da vivo veniva bullizzato dagli amici – ecco un altro genere, il bullying, quello dello sfigato bullizzato dai più grossi che alla fine vengono tutti fatti a pezzi, mangiati o buttati in un tritacarne gigante, oppure riavvicinati per ritentare di fare amicizia. Pierrot Lunaire è una storia oscura, dove l’inganno serve per far passare la protesta contro la società che non accetta l’omosessualità e le forme diverse di sessualità che non siano quella etero. La distancia è la storia di tre nani telepatici russi che fanno una rapina. Io adoro questo festival e amo Albert anche se non lo conosco perché è coraggioso e ha portato il Nightmare su un altro binario rispetto a qualche anno fa, si, ma questo ha un grande risvolto positivo: proiettava film ben fatti davvero, ma più normali, adesso osa di più. E il concorso è diventato imprevedibile.
Mancano A Girl Walks Home Alone At Night, The Redwood Massacre, The Dead 2: IndiaBlood Moon, che vedremo di beccare. In giuria ci sono tre che operano e lavorano nell’oscurità, come Albert.

Bloody Knuckles di Matt O’Mahoney (RNFF 2014, CONCORSO)

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Albert quest’anno introduce i film al buio. Stasera non l’ha fatto perché in sala c’era Valerio Evangelisti.

Qualsiasi lavoro facciate immaginate di amarlo e poi che vi taglino la mano destra, se siete destri, o la sinistra se siete mancini. Un incubo. Segue disperazione. Immaginate che la mano torni da voi per riattaccarsi, ma voi non la volete perché ora avete un moncherino gigante e perché lei è molesta. Secondo incubo, e grande tristezza per la mano che vuole solo salvarvi la vita. Immaginate anche che alla fine della storia la mano se ne vada sola, perché si sente rifiutata. Tragedia della separazione. Questo è il drama di Bloody Knuckles. Il gangster di Chinatown che recide Travis perché ha pubblicato un fumetto che lo sputtana e perseguita la sua ragazza Amy, la giornalista, perché ha scritto un articolo che lo distrugge, e tutto il discorso (serissimo) sulla libertà di espressione sono bazzecole rispetto al dramma della della mano, black drama. C’è anche un poliziotto corrotto che va puttane, ma è cosa già vista. Inoltre, non me la sento di chiamare in causa ancora la Troma. Be free from Troma state of mind, qui di Amy non ci fanno vedere neanche una coscia. Il solo problema di questo film è il ritmo, ci sono tempi più morti di me sul divano e sketch tra Travis e la mano ripetuti fino al vomito verde. La maggior parte delle volte non fa ridere, altro grande problema. Ma Mahoney era il nome del re di Scuola di Polizia. E la mano è truccata benissimo. (tra il 6 e il 7)

Julia di Matthew Brown (RNFF 2014, CONCORSO)

julia-ravenna-nightamreIl Rape and Revenge è un credo, una religione, dal momento in cui vedi I Spit On Your Grave se ti piace ti piace più o meno per sempre, e ogni volta che la trama di un film è riconducibile al genere parte un interesse che va al di là della serietà del tema affrontato: di base non bisogna crearsi aspettative sulla denuncia, ma andare a cercare più il piacere di vedere un film tutto stupro e vendetta, come una pellicola sulla rinascita e la rivincita, ripulite di tutte le connotazioni sociali e politiche, che ci sono ma devono rimanere fuori campo. Accettato solo qualche risvolto psicologico. Ma il Rape and Revenge non è un genere facile da mettere in scena, perché lo devi prosciugare delle cose di troppo e farlo scarno e secco, a meno che tu non stia girando Kill Bill. Ed è meglio farne uno sulla falsa riga di tutti gli altri che non uno che vuole essere per forza una variazione sul tema. Ai fan piacerà sempre – se vuoi allargare il tuo pubblico, scegli di fare una commedia porno romantica. Il problema di Julia è questo. La storia. Una ragazza viene stuprata e dopo un periodo di rielaborazione della violenza decide di vendicarsi. Lo fa infierendo sul cazzo, tagliandolo in modo diversamente teatrale a tutti i suoi carnefici, vestita di un impermeabile in pelle nera oversize. Sbaglia solo ad affidarsi a qualcun altro per portare a termine la missione, e pagherà l’errore. Mai mettersi nelle mani di uno il cui padre da piccolo gli ha tagliato il pisello e che ora per vendicarsi del mondo infame ha deciso di raccogliere cazzi di stupratori in giro per la città e raccoglierli tutti in un unico contenitore. Container di cazzi. Gli attori sono bravi, le musiche fanno cacare, la sceneggiatura ancora peggio. Può interessare la variazione sul tema, ma è un percorso pieno di insidie, soprattutto su un genere che ha già tanta carica di violenza e pathos di suo. Difficile cercare di buttarne su di più senza sbagliare. Non è il soggetto a essere ridondante, quanto la messa in scena. I ralenty e le musiche (cori lirico onirici o canzoncine giapponesi), i dialoghi e le maledette inquadrature contro luce. In più, il raccoglitore folle di cazzi mozzati è un personaggio insfangabile, fisicamente un incrocio tra Terminator e Tyrion Lannister, moralmente impresentabile. Uccidetelo. Da vedere: la scena del pene in erezione mozzato alla base, che è quasi come l’occhio tagliato di Un Chien Andalou. (5)