Disco week-end. Minnie’s, Lettere scambiate

2015-04-26 11.20.57

Sono passati tre anni da quando è uscito Ortografia. Nel frattempo sono partiti i progetti paralleli dei Minnie’s, come DAGS! e SMNTCS. Ed è andata avanti la Neat Is Murder, l’etichetta nonché distro della bassista, con Shit Kids Galore, Riviera e Frana. Quelli dei Minnie’s mettono giù una pietra che segna un chilometro ogni tot, ogni volta volta che ne fanno una, e costruiscono un percorso. Se poi a distanza di tempo guardi cos’è successo, vedi che le pietre formano un cerchio e il punto da cui è partita la grafite del compasso si chiama Minnie’s. Le cose che mi sono successe negli ultimi tre anni sono abbastanza, positive e negative. Tra quelle positive c’è aver visto dal vivo i Minnie’s, i Smntcs e i Dags!, tutti a Fusignano. A Fusignano ho comprato anche un poster dei Dags!, l’ho incorniciato e l’ho attaccato in casa, a Gatteo.
Lettere scambiate dei Mins arriva come l’inizio di un ciclo nuovo, cioè nel momento in cui è un po’ che è uscito il disco dei Smntcs, è un po’ che è uscito quello dei Dags! ed è il momento di fare il nuovo Mins e di partire per un tour. È ora di rivederli, per ripartire a disegnare il cerchio. L’altra sera sono venuti non lontano da Gatteo e io li ho mancati: l’ago del compasso è uscito dal foro e ha fatto scivolare la grafite. Quando succedeva nelle ore di educazione tecnica era un errore evidente, bisognava rimediare.
Lettere scambiate è in realtà un EP con 4 pezzi, molto diversi da Ortografia. Mentre le canzoni di Ortografia avevano il loro punto di forza nelle esplosioni da strofa a ritornello e negli incastri delle variazioni corali interne alle parti, Lettere scambiate fa lievitare di più i pezzi, come Voglio scordarmi di me e Lontano. La precisione negli stop-riparti rimane intatta, la struttura è strofa-ritornello-conclusione liberatoria e la scrittura è più complessa negli incastri dei singoli strumenti. Ascoltate il basso in Voglio scordarmi di me. Meno punk rock e più indie rock, ma con la stessa definizione del punk rock di Ortografia.
Ho un po’ di problemi con i testi dei Mins*. Dove c’è poesia, c’è poesia forte: “metodo e fantasia” sul finale di Lontano mi ha fatto pensare a “un giocatore si vede dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia” aggiornato a nuove necessità. Ma ci sono parti il cui significato non mi è chiaro (E ora?). Le parole sono a volte più dirette a volte meno e questo mi fa procedere a scatti sulla strada per la comprensione completa. Succede in Per andare via. Chitarre, basso e batteria fanno da traino di tutto e alla fine mentre pesavo le mele al supermercato mi sono trovato a cantare i testi abbastanza esaltato perché gli strumenti gli danno più forza. Fanno il lavoro migliore. Quando guido, faccio la spesa, cerco di pulire casa o di fare i crostini: l’ho chiamato disco week-end perché lo sto ascoltando ininterrottamente da venerdì pomeriggio quando sono uscito dall’ufficio.
* ho visto per la prima volta il diminutivo su Facebook e l’ho adottato come se l’avessi inventato io.

bandcamp

Qual è il tuo horror preferito? Wes Craven RIP

scream_freddy

Ieri ho saputo della morte di Wes Craven. Nel corso della giornata ho avuto molti pensieri.

ore 8
La prima cosa che mi è venuta in mente è un tenero ricordo. Quando ero ragazzì, Freddy Krueger ero io. L’anno in cui ho inziato a tormentare mia mamma perché volevo travestirmi da Nightmare a Carnevale dev’essere stato il 1990, su per giù. Siamo partiti dalle cose facili, gli scarponi. Mia mamma ha vinto subito, dicendomi che potevo usare qualsiasi paio di scarpe e che non importava perché in fondo nel film i piedi di Freddy Krueger non si vedono così tanto spesso. Io ci sono cascato in pieno e ho scelto un paio di scarpe da ginnastica nere, quelle che mi mettevo tutti i giorni. È stato facile, ma non così facile, per i calzoni. Con l’aiuto della sua amica sarta la mamma ha rimpicciolito un vecchio paio di pantaloni neri di mio babbo da giovane prosciugandoli fino alla mia taglia. Per il cappello nero, il colpo da maestro fu di mio nonno: il suo era perfetto, mi stava un po’ largo ma gli dava modo di raccontarmi tutta una storia. Lo portava una volta, insieme al poncio verde, in modalità Passatore, quando abitava a Trieste – dove un Passatore non c’era mai stato e poteva quindi rappresentare un’icona tanto sconosciuta quanto spaventosa – per proteggersi dalla bora. Si perché, una volta, il cappello aveva la cordicella che passava sotto al mento. La sfida più grande rimaneva comunque quella di arrivare dal lavoro a casa col cappello ancora in testa, cordicella o non cordicella. La maglia, il trucco e il guanto: queste erano le cose difficili. Per la maglia, bisognava scegliere il colore giusto. Doveva essere a righe, e ok, ma era nero o verde il colore che si alternava al rosso? Effettivamente non c’era il rischio di non essere filologicamente dalla parte giusta: nei film si fa uso di entrambi i colori. In Scream, il bidello travestito da Freddy (che è poi Wes Craven) ce l’ha chiaramente verde. Si ma nel primo Nightmare? Nero. Per questo chiesi esplicitamente il nero. Venne fuori un verdino, anche piuttosto chiaro, quello di Scream, che però ancora non esisteva neanche nella testa di Wes. Anni dopo, quando buttai il maglione per liberare spazio nell’armadio, spensi il dolore con le lacrime. Una cosa bellissima che avevamo comprato era invece il guanto, con le dita in plastica perfettamente ricostruite, l’avevamo trovato all’Arlecchino, un negozio di giocattoli in centro il cui proprietario aveva una mano di plastica. A casa, la dittatura dello spazio e la polizia che ne portava i vessilli e ne faceva rispettare la legge non ebbe pietà nemmeno per quel capolavoro di produzione industriale che avavmo comprato, anni dopo. Via nel bidone, e la vita incominciò a manifestarsi per ciò che è davvero. Il trucco fu una delusione. La prima soluzione furono dei pezzetti di plastica su cui erano stampate le ferite del fuoco, da applicare in faccia con il biadesivo, una confezione da sei o sette, comprata dal tipo con la mano di plastica, una cosa professionale, venuta fuori con la follia del gadget poco dopo l’uscita del film. Ma queste pustole biadesive erano una fregatura, a ogni salto che facevo nei sogni di chi mi capitava davanti una vescica cadeva per terra. L’anno dopo abbiamo cercato di ovviare alla plastica con il fondotinta. Non è andata bene. Sarà meglio l’anno prossimo, dissi a mia mamma. Che odiava quel film. E invece era ed è il mio preferito.

ore 17
Red Eye era sul pezzo, e anche oltre, quando è uscito, perché non è la storia di un terrorista su un aereo, ma di un aereo che ospita un terrorista e diventa così il posto più isolato e migliore del mondo per prendere in ostaggio una persona. Se ci penso è vero: nello spazio ristretto delle poltrone può succedere qualsiasi cosa. E la faccia di Cilian Murphy era ancora fredda come il ghiaccio. Però, dai, Red Eye non può essere il mio film preferito di Wes Craven. La casa nera era il vero viaggio nella paura dei posti senza via d’uscita.

ore 20 circa
Trovo più spaventoso un film realistico. A una certa età può succedere, e sul lungo periodo Nightmare non mi fa più paura. Se poi avrò un figlio e lo guarderà, si cagherà sotto, e il ciclo della vita inizierà da capo. Il film più terrificante di Wes Craven è L’ultima casa a sinistra. Non puoi pensare davvero che i tuoi sogni ti lascino le unghiate sulla pancia, ma può succedere che dei pazzi rapiscano delle ragazze e facciano loro le cose più violente del mondo, godendo e divertendosi. Ma può anche succedere che i buoni diventino cattivi, e in quel caso non fanno le cose tanto per fare ma diventano i più cattivi.

ore 23:45
Finito di riguardare Scream. È il miglior film di Wes Craven. Puoi solo sperare che non ti capiti.

Solo lo scoccare della mezzanotte mi ha impedito di cambiare idea. Wes Craven ci lascia una filmografia immensa.