Tab_ularasa è un cantautore sui generis

L’ultima volta è stata al bar, un tipo si è avvicinato al bancone, ha chiesto l’Amaro Unicum, il barista gli ha detto che non l’aveva e il tipo ha risposto: “Come non ce l’hai?! E qualcosa sui generis?”. Ecco, sbagliato, sui generis sarebbe corretto usarlo per indicare una cosa che proprio perché ha caratteristiche uniche non è paragonabile a niente. Io ero lì di fianco che aspettavo il caffè e ho avuto l’illuminazione: Unicum ha lo stesso significato di sui generis. Volevo parlare di questa incredibile scoperta al tipo ma ho lasciato perdere perché sono stato trascinato via da un pensiero: Tab_ularasa è un cantautore sui generis, quindi è Unicum, e quindi per la proprietà transitiva è anche Amaro.

UNICUM
In effetti, Tab_ularasa è molto diverso dagli altri cantautori italiani. Ogni cosa che ha fatto ha quel che di improvvisato, di buttato lì, di molto cantilenante e talmente solitario che lo rende unico. Adesso è uscito il nuovo disco Due mani e una pipa e un paio di queste carattestiche sono saltate. Prima di tutto, c’è meno spazio per l’improvvisazione. Poi, non c’è solo Luca Tanzini, ma anche Beppe Sordi all’elettronica. Ma non c’è pericolo, perchè Due mani e una pipa, anche se è meno improvvisato e meno solitario è uguale alle sue cose improvvisate e solitarie e quindi è sempre unicum. Mi spiego. Si sente che musicalmente il disco non è un biscione senza tracciato (come Faccia di fiori) perchè ha un giro di chitarra specifico per ogni canzone, che rappresenta lo scheletro, ed è prestabilito. Ma la registrazione è sempre in presa diretta e il taglio è sempre tipo “buona la prima”, le variazioni sugli accordi sono pochissime e la sensazione all’ascolto rimane sempre quella di essere di fronte a un uomo che canta, suona e scrive cercando di soddisfare l’urgenza di comunicare ma non riuscendoci del tutto, solo in parte, e questo provoca tra noi e lui un gap che è uno spazio vuoto, di fronte al quale ci sentiamo soli, sia noi che lui. 

La visione del mondo di ognuno di noi è soggettiva e non deve seguire per forza dei canoni prestabiliti o condivisi dagli altri. Se hai una visione del mondo simile a quella degli altri, allora sarà assolutamente ben accolta ma non aggiungerà niente di nuovo. Se hai una visione del mondo diversa, allora non sarà accolta con altrettanto entusiasmo – sicuramente non da tutti, pochi la troveranno interessante – ma aggiungerà un punto di vista differente. Visto che non piacerà, c’è il rischio che poche persone vengano a conoscenza del tuo punto di vista, ma il successo non è direttamente proporzionale al valore. Questa è la cosa più importante che m’insegna Tab_ularasa attraverso la sua unicità. Le sue canzoni sono così fuori dai canoni che non possono che essere quello che vuole fare. A dimostrazione di questo, lui continua sulla sua strada. Soprattutto, lui continua. A sfornare canzoni e canzoni, a fare dischi e a registrare. Durante l’ultima quarantena ha fatto tantissime dirette, musicalmente irregolari e con qualche tempo morto, ok, ma che erano la testimonianza di una fotta incredible, di una voglia instancabile di buttare fuori cose. Embrioni di pezzi, a volte neanche quello, a volte accenni senza nessun futuro, a volte accordi stanchi e svuotati, ma sempre con la speranza che qualcosa potesse o possa uscirne. E (cosa affascinantissima) con la grande capacità di farci intendere che il processo compositivo è un casino, ha momenti vuoti, fiacchi, deludenti, non è sempre uno sballo bellissimo, un viaggione assurdo, una cosa di cui ti senti soddisfatto. Non è che il musicista è sempre in forma, sempre ispirato e sempre al top. È sempre attento a dare una speranza di vita alle proprie idee, ma non è certo di riuscirci (visione esistenzialista della composizione musicale). Due mani e una pipa ti dà proprio sempre la sensazione di essere in bilico tra il finito e il non finito, quindi di fatto sembra non finito, ma in realtà è finito. Forse la decisione, questa volta, di non fare un disco totalmente improvvisato è dovuta alla volontà di fare un passo in avanti rispetto a Faccia di fiori, che sembrava solo non finito. Gli altri dischi degli altri musicisti o gruppi che escono sono finiti, hanno l’aspetto del finito, e di nient’altro. Tutto ciò che ha fatto Tab_ularasa è diverso, ma Due mani e una pipa è ancora più diverso, perchè mette sul tavolo l’idea del non finito, dell’incertezza del musicista, di un suo possibile passo falso, che però diventa lo stesso parte del disco. E forse, in questo senso, Tab_ularasa può essere paragonato solo a Daniel Johnston.

AMARO
Ok, è unicum, ma perchè è amaro? Proprio per il motivo per cui è unicum, anzi per la sua estremizzazione. Prima dicevo che ogni sua cosa ha quel che di buttato lì, di molto cantilenante (oltre che di solitario) che lo rende unico. Mi correggo: ogni sua cosa ha quel che di troppo buttato lì, di troppo cantilenante. E questa caratteristica lo rende un bel po’ straniante, a volte talmente tanto da mettermi in difficoltà nell’ascolto. La sua musica storta ti mette nella condizione di pensare se devo continuare ad ascoltarla oppure no, se devo andare avanti a sentire queste cantilene e queste chitarre. E a volte vorrei chiuderla lì, ma non lo faccio, perchè da dentro quella stortura viene fuori qualcosa che mi incuriosisce, mi piace e mi tiene ancorato. Ed è il senso di incompletezza e incertezza. 

Insomma in Due mani e una pipa c’è poca roba ma quella che c’è è ingombrante. Nel senso che ha uno stile importante, che si fa sentire nell’ascolto, non è che te lo bevi come un bicchier d’acqua. C’è la ripetizione, l’intonazione cantilenante, la monotonia, qualche rima (non troppissime) e testi eccezionali ma che ti fanno pensare a cose disturbanti e provocanti. Come quando dice SESSO ESPRESSO AL DISTRIBUTORE ESSO (creepy!) o PER DIVENTARE QUALCUNO DOVRESTI AGGIUNGERE UN UNO (che è molto demotivante, secondo me). Anche la musica è desolante: abituati al math rock, all’afro jazz, al collegamento musicale free, di fronte alla chitarra di Tab_ularasa mi sento abbandonato, ma mi sento anche a casa.

E questo stare lì ad ascoltare una cosa di questo tipo, sottoposto a tensioni contrastanti, è amareggiante perchè è spiazzante e disorientante e quando mi sento spiazzato e disorientato non sono mai in bolla, non sono mai sereno, c’è sempre qualcosa che non va. Non so quale sia il vero motivo per cui continuo ad ascoltar Tab_ularasa anche se lo so, e anche questa è una cosa francamente amareggiante, perchè è come se la mia volontà fosse gestita dalla sua musica, cosa che mi lascia un sapore amaro, non nel senso negativo del termine, nel senso di cattivo ma anche di buono. Tu ami i sapori amari, per esempio? Se li ami, sai che sono buonissimi, ma anche più difficili dei dolci, meno paraculi, meno disposti a tutto pur di conquistarti. Amaro = piacente, ma non paraculo. Ecco, credo che questa alla fine sia la definizione giusta di Due mani e una pipa di Tab_ularasa. Un disco pieno di idee (la voce della bambine in “il gattocane”, il setting con i rumori e le voci di un distributore di benzina in “Sesso espresso”, il blues storpiato del bluesman che si sbronza per amore di “Ciao ciao amore”, i titoli) e di invezioni. Un disco che si concentra moltissimo sulle idee e sulle invenzioni, più che su una forma compiacente. Anzi, si concentra anche sulla forma ma non vuole che sia compiacente.

Ora vado a bere dell’Amaro Unicum (se trovo un bar che ce l’ha) finchè non penso che “C’HO DUE PERSONE DENTRO E NON SO QUALE IO SIA” (scary). E la fusione tra amaro unicum e Tab_ularasa cantautore sui generis si completa, nella mia testa.

Due mani e una pipa lo trovi da ascoltare qui

2 pensieri su “Tab_ularasa è un cantautore sui generis

  1. Complimenti, un post molto bello. Reggo a stento Tab_ularasa, ma il modo in cui ne parli magari mi farà entrare meglio nelle sue logiche, questa volta.

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