Microphones in 2020 (2)

È vero, Microphones in 2020 sta tutto nelle parole “now only” e “there’s no end”: si contraddicono ma riassumono la vita di Elverum. Qualcuno dice disco noioso. Lo è a tal punto che appena ho finito di ascoltarlo la prima volta, l’ho comprato. La contraddizione è ovunque.

È anche in questo disco, che racconta le cose più facili nella forma più difficile. Microphones in 2020 è un susseguirsi di ripetizioni, crescendo e decrescendo di intensità, in una traccia unica di 44 minuti, e richiede un ascolto continuato, per forza, per sapere tutta la storia devi arrivare in fondo, non ha senso farlo a pezzetti, nè nella fase di composizione nè in quella di ascolto. Non canzoni. Una canzone. Non s’interrompe mai. Pensaci, sei in grado di reggere? Devi ascoltarla tutta di filata, interrompere non ha senso. Elverum ha trovato la via per dirci tutto di se stesso, ce l’ha fatta, ma ci richiede uno sforzo in più del normale. Ha instaurato un rapporto speciale con la canzone. A Crowed Looked at Me e Now Only erano fatti di canzoni, di più canzoni, come il 99,9% dei dischi che vengono pubblicati. Lì descriveva come la vita l’ha colpito, nel senso di messo KO, parlava delle cose più dolorose e lo faceva con la forma dell’album tradizionale, per renderci l’ascolto meno doloroso, o per lo meno più facile, più canonico nella forma. Microphones in 2020 non ha bisogno di quella forma “normale”, perchè non è un disco doloroso, è un disco consapevole, che sa cosa è successo e (credo) lo accetta. È lo sguardo su tutta la vita dopo lo sguardo sugli anni più recenti, è l’ampliamento dell’orizzonte, lo sguardo allargato, punto di vista che si raggiunge solo in una fase avanzata del dolore. Che, forse, contempla l’accettazione. Quindi, la fase più tempestosa pare essere passata, Phil parla di sé, chi gli ha portato via ciò che racconta è il tempo, e non la morte, i testi sono più sereni e digeribili ma qualcosa di difficilmente affrontabile Elverum (da sempre uno che sperimenta senza paura di stracciare le palle a chi ascolta) ce lo deve mettere: ed ecco la canzone di 44 minuti. Elverum ribalta forma e significato rispetto a A Crowed Looked at Me e Now Only e rende Microphones in 2020 speciale, per l’approccio nei confronti della musica e del suo rapporto con le parole e per l’importanza che dà a entrambe. E più in generale per la sua particolare formula espressiva. 

Non è da tutti arrivare in fondo d’un fiato solo, non è facile. Ma se ce la fai, giri la boa e ne diventi schiavo, ti rendi addirittura conto che è necessaria una seconda volta, un secondo ascolto, e lì vuol dire che hai superato la prova, hai rotto il fiato e da quel momento in avanti ne vorrai sempre di più, entrerai nelle frasi e cercherai il loro significato, ti chiederai sarà così oppure cosà. E intanto la musica ti passerà attorno, con tutte le sue variazioni, i crescendo e le riprese. E avrai vinto la sfida con Elverum. Lui, dal canto suo, si sarà fatto ascoltare ancora meglio e la sua forma di album-una canzone da 44 minuti si sarà dimostrata la formula migliore per raccontarsi al mondo, seppur la più difficile.

Non ha nessun senso dare a un disco un voto in volgari e semplici cifre, sono d’accordissimo.

10 e lode.

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