Cazale, This is this EP: il Passatore va a New York

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John Cazale era un attore americano che recitò in film belli grossi, di quelli che mezzo mondo ha visto almeno una volta nella vita: il Padrino parte I e parte II, La conversazione, Quel pomeriggio di un giorno da cani, Il cacciatore. Tutti film pieni di personaggi stronzi, ma anche di una certa eccentrica malinconia. Ecco, quella malinconia, ce la metteva lui, John Cazale. Come il personaggio di Frederico Corleone, per esempio. La famiglia lo sbatte sempre in secondo piano, affidandogli sempre affari poco rilevanti, viene preso a schiaffi, scavalcato dal fratello più piccolo e pure punito dal padre don Vito perché va a letto con troppe ragazze. Verrà ucciso, vicino a casa, su ordine del fratello. Ogni singola goccia dell’insoddisfazione di questo personaggio viene fuori nell’interpretazione di John Cazale.

È lui.

Cazale è anche il nome di un nuovo gruppo di Cesena, che ha preso tutta la malinconia di John e l’ha messa dentro al suo primo EP, This is this. La musica dei Cazale è la colonna sonora ideale per una lunga scena di omicidio a tradimento, come quello di Fredo. Il sotterfugio, l’attesa, l’esplosione della drammaticità e infine la coda di tristezza. Questo percorso, descritto dalle linee dei fiati, suona come una tragedia italo-americana, fumosa come un western, a volte. Non solo: This is this suona come una commedia nera ambientata tra le colline romagnole, ne esprime tutta la violenta potenzialità e il carattere più leggero, sintetizzati benissimo da basso, chitarra e batteria, in una cupezza sempre a un passo così da far venire voglia di muovere i piedi. E niente voce, a parte in Ali, perché meno parole si dicono in queste situazioni ambigue meglio è. Insomma, This is this è un ponte tra la Romagna e l’America. Dell’America prende tutto il John Cazale possibile, ma della Romagna ricorda il ritmo delle malinconicissime balere, delle ombre e dei misteri degli angoli bui in cui finiscono i passi di danza. La danza, del resto, non è che un cerchio con il diavolo in mezzo.

Non è un disco di Liscio, ma ricorda l’aria che si respira quando qualche orchestra, in lontananza, suona il Liscio. E ha ritmiche lente, post rock alla Giardini di Mirò (Old school), e jazzate, in particolare quella di Nottambuli, che cresce, poi si calma e alla fine svanisce nel nulla. Fino a Piavola, punto di incontro ideale tra Romagna e USA, ballo in pista sulle colline cesenati e jazz nei locali della New York di una volta, colonna sonora per una brutta azione del Passatore, racconto delle tradizioni e dei sotterfugi dei malavitosi, spietati ma anche romantici. Un disco da ascoltare al silenzio. Ti sorprenderà, anche perché, dopo tutta questa mia pippa sulla Romagna e gli USA, in alcuni momenti ti porterà verso Oriente o, semplicemente, nel pieno dell’inverno.

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