Il Vile 20 anni Tour contro i leoni da tastiera dietro agli schermi luminescenti

vile

Il comunicato sul nuovo tour per festeggiare i 20 anni di Il Vile dei Marlene Kuntz inzia così: “Quando scrivemmo la canzone che dette il titolo anche al disco, il comportamento della viltà era ascrivibile all’io narrante e alla sua incapacità di assumersi determinate responsabilità. L’urlo ‘Onorate il vile’ era il gesto estremo e disperato del vile stesso, in cerca di assoluzione. Con pari enfasi, glaciale e ironica, l’urlo che usiamo ora per dare il titolo al tour è il gesto patetico dei vili di oggi, che in epoca di schermi luminescenti dietro i quali ringhiare come leoni non visti, non hanno il coraggio di dire vis a vis ciò che realmente si pensa di chi (non) si affronta.”

Il tono e la scelta delle parole nelle canzoni dei Marlene è sempre stato sbagliato. Guastava tutto: faceva pensare più che altro a un’invenzione poetica. Tante volte Godano ha detto che il dato estetico nella stesura dei testi aveva un ruolo importante. Cioè le parole dovevano suonare bene e non dovevano avere un significato sempre e per forza. Per esempio, non mi è mai andato giù “voglio una figa blu”, che non aveva nessun senso, se non suonare bene con “viaggiare per non tornare mai più” (Overflash).

È una scelta, una poetica, ma non sempre funziona. Le cose venivano dette indirettamente, troppo spesso. Alcune volte le cose funzionavano e l’invenzione poetica s’infilava in certe venature del cervello e del cuore e riusciva a parlarti e a parlare di te. Sonica (che è dentro a Catartica) è un esempio: uno poteva immedesimarsi anche se le immagini erano tutt’altro che immediate. Come stavamo ieri (che è proprio dentro a Il Vile) la stessa cosa, un po’ meno spinta. “Io ti giro intorno e ingoio fremiti” (Ti giro intorno) è una frase bellissima e chiarissima allo stesso tempo, per esempio. Anche se questa cosa di affrontare la sessualità in modo esplicito un po’ alla Ligabue e all’Afterhours mi ha sempre dato fastidio. Ape regina è una delle canzoni che non avevano alcun significato per me ma le sentivo mie proprio perché gli davo un’interpretazione mia, come se parlassero di me. Suppongo che questo significhi che funzionava. O come se parlassero di un problema di disagio generazionale. Cristo, che cosa insopportabile. Riascoltando adesso il disco, in effetti, quei testi li sento lontanissimi. Il che significa che erano adatti ai 20 anni, non troppo oltre. E il significato che c’era allora, oggi non esiste più.

L’elemento poetico la faceva sempre da padrona. Il problema dei Marlene, che mi portava a essere un fan della loro musica più che dei loro testi, era la retorica usata nel modo di scriverli. Il Vile (la canzone) era proprio così: la musica era fortissima, il testo no. Chi era davvero il vile? Ne ho avuto la certezza solo oggi, leggendo il comunicato stampa. Non c’era chiarezza, che per chi vuole dare un messaggio è sempre uno dei mezzi più efficaci. Non è il solo, ma uno dei.

Oggi Il Vile festeggia 20 anni con un tour di concerti e il significato personale del testo della canzone viene ribaltato ufficialmente, sul sito dei Marlene. Per dargli ancora un senso si dice che i vili, adesso che Godano si è preso le sue responsabilità, sono i leoni da tastiera. Non è un’argomentazione seria, sembra proprio la prima cosa che gli è venuta in mente. Sembra più che altro un argomento dettato dalla ripicca nei confronti di alcune critiche ricevute e non accettate. Costruire un tour su una ripicca non è il caso. Potevano trovare qualcos’altro, un messaggio un po’ più acuto e significativo. Tutti se la prendono con i leoni da tastiera, non servono i poeti per questo. Non credo che Godano abbia incontrato di persona tutti quelli che l’hanno criticato o che hanno mosso una qualche critica nei confronti di chiunque altro rimanendo dietro agli “schermi luminescenti”. Quindi, non può dire che quelle persone non hanno il coraggio di dire le cose in faccia.
Non penso sia bello snaturare così il significato di una canzone. Vuol dire che quel significato è facilmente vendibile. Sono passati anni ed è normale che non sia più valido, ma questo non significa che debba per forza ricevere un upgrade. Denota una smania di vendersi sempre come attuali, smania che non condivido perché non ha senso. Piacere sempre non è un obbligo. Il testo è quello, aveva quel significato quando l’hai scritto. Lascialo così. Anche se non lo attualizzi, i club li riempi lo stesso e sono tutti contenti lo stesso.

Nel comunicato stampa dicono “Nessuna motivazione nostalgica all’origine”. Un tour dei 20 anni si fa anche un po’ per nostalgia. Non c’è niente di male nell’ammettere che 20 anni fa eravamo più in forma di adesso. La perdita progressiva di qualità dei loro dischi nel corso degli anni ne è testimonianza: i Marlene non sono più all’altezza di allora. “Il tempo è un treno che passa” (E non cessa di girare la mia testa in mezzo al mare). Magari i Marlene lo sanno benissimo, lo ammettono a se stessi, ma non al pubblico. Gli vendono un tour che non esiste, non malinconico e dallo spirito rinnovato.
Non capisco perché non facciano un tour-remember senza sentire il bisogno di indorarlo con tante scuse false per nobilitare le intenzioni.
Non si accontentano di portare in giro ancora quelle canzoni che hanno conquistato tante persone per fargliele sentire dal vivo. Il tour dei 20 anni di Catartica ha fatto un sacco di sold out: di sicuro c’è gente che ha ancora voglia di sentire anche Il Vile dal vivo. Daglielo e basta.
E non si accontentano perché hanno bisogno di costruirci qualcosa sopra per motivarsi e per non sentirsi come tutti quegli altri che fanno i tour dei 20 anni. Ma non c’è bisogno di non sentirsi come tutti gli altri perché i Marlene sono come tutti gli altri: arrivati a un certo punto della loro carriera, hanno passato abbastanza tempo insieme da potersi guardare indietro.
La soluzione sarebbe non farli, i tour dei 20 anni, ma immagino che la casa discografica spinga. E che i guadagni non facciano schifo.
Non ammettere queste cose è, per definizione, vile.

Riascoltando Il Vile oggi, la penso ancora come sopra. E credo che Catartica sia sempre meglio.

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