Abbiamo cannato da dio gli Shellac

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Quelli del Locomotiv lunedì avevano detto che i biglietti c’erano anche all’ingresso. Questa è la storia di quando ieri sera abbiamo cannato il concerto degli Shellac. Eravamo io, la mia ragazza e Giovanni, tanto per mettere i puntini sulle iii. Alle 9 e mezza la fila inizia a un centinaio di metri dall’ingresso. Ci accodiamo non veramente presi male, in quel momento nessuno si chiede davvero quanti di noi riusciranno a entrare. Non sono solo ma in quella coda di gente non conosco un cane. Arriva il buttafuori e ci getta nella confusione, dice: “Chi ha la tessera di là, chi ha il biglietto di qua”. E iniziano le questioni.

Oh ma tu ce l’hai?
La tessera o il biglietto?
Ma entro anche solo con la tessera?
Ma perché c’è una tessera? Quanto costa? 8 euro. Cazzo.
E chi non ha niente che fine fa?

Interrogativi senza grandi risposte si rincorrono per minuti d’attesa. Poi torna il buttafuori (tutti quelli che facevano il suo lavoro ieri sera, pareva, avevano il giubbottino con lo scudetto italiano sul petto) e ci dice: “Entrano solo quelli col biglietto”. Giovanni gli fa vedere la tessera e lui: “Cazzo ma tu avevi la tessera”, che suonava come “ma ti facevo entrare se me lo dicevi” (il ma non è avversativo, solo uso bolognese). Era veramente preoccupato per noi. È il sosia di Max Pezzali. Per cui, adesso che lo sapete, sapete anche che questo è il primo articolo della storia sugli Shellac a tema 883.

Piove. La nostra decisione saggia è aspettiamo, che ci fanno entrare lo stesso alla fine.
Iniziano gli Uzeda, dentro. Domande inquiete di uno non troppo simpatico di fianco a me, ma che voleva fare il simpatico a tutti i costi (la simpatia non è sempre una cura):

Ma sono italiani? Mi fingo fratello del bassista. Ma sono italiani? Di dove? Sardi, no siciliani. No il siciliano non lo so parlare perché c’è il portato culturale del Padrino e mi sento influenzato, sarebbe una pantomima.

Cose di livello.

Oh ma tu ce l’hai?
La chiesa vendeva le indulgenze, vendetemi un biglietto.
Un bagagrino qua?
Una volta che esco, ho detto dai allungo il fine settimana.
Ero quello a destra.
Dio bo abbiamo preso la prevendita per i Mineral, per i Mineral.
Gli ultimi saranno i primi.

Max: “Chi ha il biglietto??”. Voci lontane dicono io! “Alora vieni”.

C’è da dire che i toscani san sempre farsi sentire: Diobohia perhè non lo dihe prima hel bihetto, è du ore che so hui sotto la pioggia. La cosa esaltante è che è come se fossimo in fila per il pane nel mezzo di un romanzo storico. Io mi sentivo come Aru, sempre a due minuti da Contador.

Max: “Chi ha la prevendita e la tessera non venga, no, chi ha la tessera a casa, cioè chi ha biglietto e tessera di qui”. Il generatore automatico di confusione. Ma quindi? Max: “Ve l’ho detto, entra solo chi ha il biglietto, fisico, prenotato, prevendita. Dai su”.

Ma tu ce l’hai?
No ma dai spero di entrare lo stesso.
Domani arrivo a lavorare che non capisco pure un cazzo.
Gli Shellac dentro non stanno suonando ancora.
Cioè quanto tiene il Locomotiv?
Ho una moldava nel baule che mi finisce soffocata.
No no no cazzo.
La casta.
When you try your best but you dont’ succeed.

L’ultima parola è stata del duce con lo scudetto, il capo dei capi, ed è stata SE NON AVETE IL BIGLIETTO NON VI FACCIO ENTRARE NON ASPETTATE, ANDARE A CASA CAPITO?!

Siamo fuori, fine di ogni possibilità. Max: “Io vi facevo entrare anche senza niente, ma lui ha detto così. Mo poi voi fate quello che volete, se volete aspettare qui non sono io che vi devo dire cosa fare”.

Alla fine siamo una cinquantina gli esclusi, rimasti senza pane: 15% del totale secondo me. Da quel che diciamo, abbiamo ragione noi, che abbiamo 40 anni e non sappiamo stare al mondo. In una fila ormai sparuta, si continua a commentare.

No ma bellu stu miu viaggiu a Bologna. Non esiste Steve c’è solo il vuoto.
Oh magari fanno un altro tour st’estate
Oh magari fanno schifo stasera.
Dio bo quella volta c’era l’estraggone mezzo vuoto.
Quelli del Locomotiv non se l’aspettavano, non vedi com’erano disorganizzati.
No ma poi se entravamo eravamo delle sardine.
Con le pive nel sacco SHA LA LA.

Magari all’ingresso c’era qualche biglietto, per chi è arrivato prima. Ma non prendere la prevendita è una sfida, contro il pensiero che ti spinge a comprarla per evitare che il divano diventi troppo forte. Devi dimostrare a te stesso che anche senza sei in grado di spostarti agilmente. Uffizi non guardarmi così.

* rielaborato il lutto, ho cambiato il titolo.

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