Una cosa sul concerto di Caso a Bagnile – per evitare il gioco di parole potevo usare ROBA ma qui non mi sembrava bello.

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Venerdi sera Jarred the Caveman, Girless and The Orphan e Caso hanno suonato a Bagnile, di cui non dirò niente perché altrimenti dicono che attacco le pezze su Bagnile (a Bagnile c’era la sala prove, il Suono degli Spazi). Non dico niente neanche su Jarred the Caveman e Girless and The Orphan perché devo dire una cosa sul concerto di Caso. Caso è un poeta perché uno che scrive un disco come La linea che sta al centro è uno che ha un sacco di cose da dire, belle o brutte, comunque potenti. Tutte le volte che lo vedo dal vivo mi vengono gli occhi a cuore pieni di lacrime, non nascondo la mia debolezza, che mi porta a piangere anche davanti ai film, tristi o esaltanti al punto da piazzarti il magone nella gola, come Caso. Parete nord è esaltante, Un anno terribile è anche triste. Venerdi sera al bar Bagnile di Bagnile c’era la festa della birra ed è normalissimo che la maggior parte della gente fosse interessata alla birra più che al concerto. A una festa della birra le persone si sbronzano e in questo non c’è niente di male anzi, lo faccio anch’io, non ultimamente perchè devo sempre tornare a casa in macchina e la mia patente o la vita mia o quella di altri valgono di più, comunque, se posso farlo, bevo qualcosa. A un certo punto i Girless hanno detto che Caso è di Bergamo bassa, così, per fare la battuta che visto che non è Bergamo alta non viene tanto da lontano, tutto in amicizia. Venti minuti dopo, durante il concerto di Caso, dietro di me un tipo ha iniziato a urlare BASTA! e poi O O ODIO BERGAMO ODIO BERGAMOO! Non sono sicuro che Caso abbia sentito ma mi pare di si perché ha abbassato lo sguardo per un secondo, e ha riniziato a suonare. Forse non ha sentito, ma secondo me Caso è un gran signore e per questo non ha detto niente, forse l’ha fatto perché sa che non vale la pena o perché non vuole mettersi a fare la scenata e preferisce suonare. Capita spesso ai concerti che la gente disinteressata, scontenta o che vuole fare altro in quel momento urli addosso al cantante, e quindi forse a Caso è già successo, e uno può urlare. Quando mi è successo di sentirlo, a volte mi è dispiaciuto, oppure no. Questa volta mi ha dato fastidio, perchè le canzoni di Caso si meritano più di tutta l’attenzione, primo per le parole, che ti portano via, poi (motivo contingente ma da prendere in considerazione perché sarebbe come non prendere in considerazione la vita) perché lui è venuto lì da Bergamo bassa e se ne torna a casa quella notte stessa perché la mattina dopo deve andare a lavorare. Voglio dire, a Caso piace fare concerti in giro ma non è facile in certe situazioni, però lo fa, altri lo fanno ok, tra questi altri c’è anche lui. Ci sta che al tipo non piaccia la sua musica ma a me piace molto quindi il fatto che l’abbia scherzato mi fa incazzare molto. C’entra moltissimo che sono vittima della #casomania, se non fosse così non avrei scritto. Quindi non sto facendo un discorso generale ma mirato, che può diventare generale nel momento in cui riguarda qualcuno la cui musica mi piace molto. Penso anche che le canzoni di Caso quella sera non venivano trasmesse in filodiffusione in tutta la Romagna e se al tipo non piacevano poteva pure andare a fare la fila al capanno delle birre. Il mio sentimento però è contrastante perchè so che nessuno può dire al tizio di starsene zitto o cacciarlo perché ha urlato una roba due volte. Ma conosco anche il valore di quello che Caso fa, artisticamente e non solo. Caso ha scritto Parete nord e Fino agli alberi sottili e il fatto che io pensi che sia il migliore cantautore italiano in circolazione adesso mi fa venir voglia di uccidere quello che gli hanno urlato addosso, anche se in fondo non gliene frega niente di Caso, anche se era sbronzo e non si ricorderà neanche di averlo fatto. Io personalmente avrei sotterrato l’ultrà nel frigorifero delle Moretti. Forse non avrei dovuto pubblicare questo articolo, è molto ingenuo, ma chi se ne frega. Parete Nord è una sorta di manifesto, almeno per me: dice che le cose che ci piace fare non le facciamo per avere consensi e che possiamo contare solo su quello che abbiamo, che è poco ma ci piace, è quello che siamo, e possiamo raccontarci solo per quello. Avevo pensato anche di mandare tutto in vacca dicendo cose come che mi sarebbe piaciuto che Caso fosse sceso dal palco e avesse urlato Cesena merda, oppure TAGLIATI i CAPELLI, o avrei potuto farlo io, ma poi ho pensato di no. La tipologia ultras di pubblico è difficile da affrontare, anche se tutti i posti del mondo possono generare una tipologia di pubblico sempre peggiore in base anche alla quantità di alcol che ha erogato e al di là degli odi calcistici trasferiti su gusti musicali dettati a partire dalla birra n.6 che ti pulsa nel cervello e ti dice che non vuoi fare altro che ballare della dance anni 90 e non ascoltare un cantautore che dice cose intelligenti. L’occasione di urlare contro Bergamo il nostro amico l’ha avuta e l’ha colta al volo, non ci può essere tentazione più difficile da scacciare, soprattutto quando il campionato è iniziato da poco e la fotta è grossa. E non è una presa di posizione contro gli ultras, è una presa di posizione contro lui che ha urlato rispettando il modello del tifo da stadio ricalcato sulla vita. Magari non è neanche un ultras, ma qualche amicizia deve averla. Non so quanto importi a Caso di Bergamo, ma un po’ gl’importerà, visto che ci vive e credo ci sia nato. Personalmente, quell’urlo lo riterrei offensivo, perché sono permaloso, ma anche perché dimostra che da nord a sud, da centro a nord o che ne so, sollecitato da un po’ di birra, l’uomo italiano è infame. Poniamo che il tipo che ha urlato avesse disegnato una bandiera della sua squadra del cuore e poniamo che io gli andassi a dire che il suo disegno è una merda, probabilmente mi prenderebbe a testate. Per il resto, ognuno è libero di dire la propria opinione di fronte a un cantante che ha il coraggio di esporsi, ognuno può collegare l’odio calcistico a una cosa che non c’entra niente, non esporsi, non avere coraggio, nascondersi dietro a un coro per esprimersi e trattare a pane e arroganza chi fa il contrario. Ah dì, te puoi urlare quello che vuoi, però il concerto è stato molto bello e mi sei stato un sacco sul cazzo. Dove vivo io, in Romagna, le espressioni Ah dì e Ah cio significano la fine dei giochi di fronte a una cosa che è così e non può essere diversamente anche se si vorrebbe che lo fosse, non risolvono nessun problema ma da un certo punto di vista esprimono, quando non anche una comoda rassegnazione, un certo disagio di chi le usa.

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