(not) time for mogwai

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Nel 1997 un amico mi consiglia Young Team e lo compro. Mai sentita una cosa simile. Nel 1999 esce Come On Die Young, sono a Bologna, lo compro, uscendo sto guardando le polaroid all’interno e una macchina mi mette quasi sotto. Romantico. Un altro anno, non ricordo quale, secondo me il 2001, suonano a Bologna, li vedo e non mi piacciono non perché non mi piacciono ma perché non si sente niente. Che figo, volumi atomici, ma io lo trovo stupido. Nel 2001 esce Rock Action e vado anche a fare un viaggio a Glasgow in fotta nebbia e umidità. Nel 2002 suonano a Urbino, abbocco e vado; molto molto bello. Nel 2004 esce Happy Songs for Happy People, suonano al Velvet, io non vado perché mi sono rotto il cazzo. Due miei amici dicono che è stato un concerto fuori fuoco, un mio amico dice che è stato stupendo, evidentemente in preda ai fumi della passione e dell’emozione, dice uno dei due amici che dicono male. Salto il Qube e il Rolling Stone nel 2006, Fucecchio, Roseto di Teramo, ancora Bologna e Kuala Lumpur negli anni successivi. Un po’ di riscontro live c’è e si sparge la voce che non sono troppo simpatici, che sono degli spacconi, arroganti, spesso ubriachi, in particolare Stuart Braithwaite, che gli piace l’Irlanda, l’Italia abbastanza, soprattutto Bologna, dove vanno sempre a mangiare all’osteria La Farfalla. Ma di tutto questo poco m’interessa. Non sarò più giovane e felice se li ascolterò ancora così tanto, è quello che mi ripeto più o meno nel 2005. Strippo così. Questo mi interessa abbastanza invece. Questa musica mi fa male, mi fa sentire solo anche se non lo sono. Happy Songs for Happy People sembra un testamento che recita non torneremo mai più come primaQualcosa è cambiato, ma per combattere contro il rischio cristallizzazione hanno perso efficacia. Decido di perdere le loro tracce. Mi risveglio con Hardcore Will Never Die But You Will. Rimugino, penso agli anni e agli album persi, il motivo è un ricordo senza senso, e mi chiedo perché: non si butta via un gruppo a cui sei così legato, almeno si prova ad ascoltarlo. Recupero quello che ho perso. Da Mr. Beast a Les Revenants non ritrovo davvero l’entusiasmo, forse solo qualche volta (Glasgow Mega-Snake). E c’erano titoli che mi scansavano proprio di loro, come I’m Jim Morrison, I’m Dead. Poi esce Rave Tapes e mi piace. Mi lasciano un po’ spiazzato i primi due pezzi, che mi paiono fuori dal fuoco delle caratteristiche che vorrei avessero: pezzi distorti e con un ritmo con la botta. Con Remurdered recupero i fasti emotivi dei primi album. Sono 12 anni che non li vedo dal vivo. Master Card mi fa quasi lo stesso effetto di Yes! I Am a Long Way from Home, partendo dalla fine, senza passare dall’inizio, precludendosi tutta la parte melodica. La noia è dietro l’angolo ma non prende mai il sopravvento. Blues Hour mi ricorda Cody. Molto simili per certi versi, più o meno della stessa durata. Dopo Happy Songs for Happy People era come se fosse finita un’era e iniziato il vuoto. Il luogo comune più comune di tutti (non cantano, che palle) mi aveva convinto: quello per cui mi erano piaciuti, l’assenza di un riferimento vocale, era diventano motivo di insoddisfazione. Ratts Of The Capital era la migliore.
Non è mai stata una musica definitiva, che ha lasciato per sempre un segno, è come se ne avesse lasciato uno grande, poi diventato piccolo. E neanche la mia posizione su Rave Tapes si è stabilizzata. Più l’ascolto, meno mi convince; è un album fatto di canzoni con una struttura molto riconoscibile e non funziona più la botta della dilatazione e della distorsione spiazzanti che ti faceva pensare dove diavolo sono finito. Un pezzo come Repelish è sufficientemente arrogante da interessarmi, ma la mano è così pesante e il flusso delle chitarre e delle batterie così costruito che l’insieme perde in dinamicità. Che di sicuro non è mai stata il loro forte, ma in alcuni momenti non se se sentiva il bisogno. Penso al passato più lontano, poi a quello più vicino, dove li adoravo poi li ho abbandonati, e penso a Rave Tapes. E mi viene in mente che forse è un punto di arrivo decente, a metà strada. Non so se rimarrò lì, aspetto che mi smentiscano.

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