Quando andavamo a scuola noi. Patetico endorsement per i Paolino Paperino Band

paolino paperino band

C’era una volta una sola band italiana che contava, i Paolino Paperino. Contavano così tanto da diventare, a scuola, argomento di conversazione con i ciellini, che li odiavano ed erano ufficialmente fan di Ligabue, perché credere in qualcosa di già rodato era quello che facevano e gli dicevano di fare tutti i giorni – oggi non credo si siano evoluti. Le bestemmie e le magliette di Che Guavara erano il terreno di confronto su cui ci si muoveva di solito con i cielliti. Se si poteva commentare un testo diverso, come per esempio Preghi gesù Cristo e pensi sia un modello d’esistenza/credi d’esser giusto e sempre a posto con la tua coscenza/ma ti voglio ricordare, quando sei a Natale, che tu festeggi la nascita di un Extracomunitario… Gesù! il livello si alzava. La canzone era Extracomunitario, e mandava un messaggio chiaro e dirompente: chi non guarda oltre il proprio orto, ha paura del nuovo e del diverso, e se il nuovo o il diverso ti porta via il lavoro la questione si fa ancora più complicata. Era l’inizio degli anni 90 e si parlava molto della questione immigrati, tutti noi di sinistra eravamo pronti ad accogliere a braccia aperte tutti gli immigrati del mondo, quelli di destra li avrebbero uccisi tutti, e teorizzavano le vere basi di quella che poi sarebbe stata la Bossi Fini: i Paolino erano terreno di discussione politica con molti stronzi della scuola.
La raccoltona dei Paolino, PISLAS (AARGHH! Records di Modena, gigantesca), diceva quella e altre cose intelligenti, buttava là una serie di principi giustissimi ed era una specie di libro degli insegnamenti per noi. La componente demenziale era importante ma non era la sola cosa interessante; poi imparammo che era tutta colpa degli Skiantos, ed Elio e le Storie Tese si palesarono nella loro mezzasegaggine. Il messaggio era impossibile non farlo proprio perché i PPB dicevano cose intelligenti e politiche su una musica velocissima. L’ho sempre trovato un binomio irresistibile, che spaccava in due qualsiasi coscienza di ragazzo di provincia che cercava di capire come farsi un’opinione su alcune questioni: lo stadio, l’immigrazione, la televisone, le elezioni e i film porno. Tutto quello che ci dicevano i Paolino era vero e il loro pensiero punk (PISLAS è del ’93, nel ’93 in italia c’era ancora la DC) ci dava la forza di credere di essere dalla parte giusta. Il cd di PISLAS (autografato) passò per mille mani – è il cd più rovinato che ho in casa – perché tra i maschi della mia classe piaceva a tutti, tranne a Bianchi, che era un ciellino, sui generis, ma comunque un ciellino di merda. I Paolini erano la musica italiana che volevamo: veloce, intelligente, divertente, volgare, fatta da gente comune, del giro centri sociali. A pensarci bene i Marlene Kuntz mi hanno rovinato l’esistenza perché mi hanno fatto precipitare nel vortice della disperazione e dei testi belli perché suonavano bene e non perché avevano un significato. E i Paolino, almeno io, li ho messi da parte. Ma cos’è successo a un certo punto? Chi me l’ha fatto fare di abbandonare quella strada per prendere quell’altra, la figa? l’università? Bunuel? l’ultima parte dell’adolescenza? La prima no di sicuro, le altre tre boh. Ma certi ritornelli quando ti entrano dentro non se ne vanno più; e comunque i Paoletti c’erano in un momento in cui, se qualcosa ti piace, rimani segnato a vita, cazzi tuoi. E infatti, quando ho saputo che sarebbe uscito un disco nuovo, PORCELLUM, sono venuto. E, ok, il cd autografato di PISLAS è di mio fratello, ma comunque fino a pochi anni fa siamo stati in casa insieme.
Fin qui, soprattutto i Paolini politici. Ma alla fine siamo dei cazzoni, quindi ci divertivamo come matti a cantare i testi più volgari, che di solito, non so come, ma riuscivano a parlare proprio di noi. E l’idea della morale, quasi sempre infilata in una canzone piena di robe oscene (ecco, quando eravamo in fotta Paolino era forse il 94 o 95, loro si erano sciolti, e c’era Dini al Governo), molte parolacce o un immaginario pornografico, era ciò che ci faceva pensare alla possibilità di affrontare le cose prendendosi gioco degli altri, che ci faceva pensare di avere delle idee serie, delle idee. Fanculo, noi siamo quelli che vediamo le cose sotto la luce giusta. Era musica per menomati, quelli che scoreggiano di fronte agli argomenti seri e che si divertono a sentire un commento con una parolaccia, esattamente come oggi. I peggiori. Ho come la sensazione che se fossimo stati consapevoli di come sarebbe finita l’Italia, che non sarebbe cambiata troppo, avremmo chiesto a Yana di candidarsi alle Politiche e avremmo dato dentro con ancora più energia alla pentola dei personaggi di merda italiani, pentola alla quale oggi aggiungo Fabio Fazio, Carlo Conti, Paola Barale, Marco Masini, Elio e le Storie Tese, Morgan, Simona Ventura, Luciana Littizzetto, Matteo Renzi, Beppe Grillo, Ligabue, Fede Poggipollini, Vasco, Samuele Bersani, Arisa, Cristiano De Andrè, Francesco Ringhia, Jovanotti, Silvio Berlusconi (che c’era già), Daria Bignardi, Morgan, Antonio Conte, Piero Pelù, il sindaco di Gatteo, Matteo Salvini, Frankie Hi Energy, Marco Travaglio, Federica Pellegrini, Fabio Capello, Michele Santoro, Lilly Gurber, Angelino Alfano, Ciccio Maroni, Riki Vendola, Riki Memphis, Flavia Vento, Paolo Mieli, Piero Chiambretti, Anna La Rosa ma soprattutto Massimo Gramellini.

E mescolare.

Se mi avessero detto cosa fare allora di tutta la gente di La pentola avrei detto, carico di pregiudizi, di farne un bel minestrone. Se mi chiedessero oggi cosa fare di questo stuolo di nuovi personaggi da pentola direi, carico di pregiudizi, un brodetto, perché sono più grande. Ma è sembra roba che poi vado a pisciare nel water. Discorsi da ritardati, come vedete non è cambiato molto, io rimango lo stesso sempre scontento dei personaggi che non ci rappresentano, i personaggi che non ci rappresentano aumentano sempre e si comportano sempre allo stesso modo. Lo disse la PPB, e noi come caproni ostinati annuivamo alle musiche veloci perché il punk rock di cui capivamo i testi era la nostra speranza. E avere una pentola in cui gettare la merda è la nostra forza, inutile, ancora oggi.
E avevamo scritta su quelle poche righe anche l’idea giusta di calcio, quello senza violenza, di Tafferugli. E adesso che qui su sto blog sciatto mi sono deciso a dare più spazio ai Paolino, il blog stesso guadagna in vigore, e devo dirla tutta. Che noi mandassimo a cagare anche gli amici che si vedevano il derby Cesena Bologna in curva, cosa che ho fatto anch’io una volta tra l’altro, andare in curva per Cesena Bologna dico, non fregava niente a nessuno. La vita stessa è una contraddizione ed era molto appagante pensare di aver cambiato se stessi con una canzone (e tutte le altre) di un gruppo di giovani apparentemente spensierati e stronzi musicisti della madonna che ti ficcavano il messaggio in testa e non te lo toglievi più. Cosa che è davvero successa. Era una cosa come la convergenza degli astri, l’unione della potenza hard core con la stupidità e l’intelligente analisi della società italiana, e qualche parolaccia perché l’idea fosse più chiara. Da tutto questo veniva fuori un messaggio forte. Messaggio, parola importante per un ammasso di ragazzi in bermudini e superba. Forte: aggettivo solitamente usato per delineare la prestanza fisica, la portata efficace di una cosa; ma in gergo giovanile usato anche per indicare una cosa “fica”, cioè in qualche modo del tutto condivisibile. Tutte le cose insieme sono vere per i PPB.

PORCELLUM (2013) mi suona molto diverso. I Paolino, che han cambiato anche formazione, dicono le stesse giustissime cose attualizzate 20 anni dopo, ma non è più lo stesso affare. Sempre a mandare affanculo l’attualità ma senza l’efficacia di 20 anni fa. Non era possibile il miracolo (ripetere un PISLAS e i primi Paperino) perché i peli del naso diventano bianchi e alcool puro cazzo duro tutti quanti andate a fare in culo o poni nella scheda la tua fetta detto da un ventenne suona tosto, da un quarantenne che si replica suona che ti viene l’imbarazzo su per la schiena. Il cambiamento reca tristezza e io mi dolgo di questa cosa. Al concerto al FreakOut saremo tutti sulla soglia dei 40 a urlare che il Governo ci fa schifo. Ma penso che la forza dei Paolotti alla fine stesse anche nella poesia truce, cioè nella poesia. E quella rimane. Rimane scritta nel libretto di PISLAS. La poesia, se ascoltiamo quello che il panorama musicale italiano offre adesso, c’è ancora in giro, robe nuove, con sfumature e su temi diversi. L’Italia è un paese di piccoli poeti, col senno di poi riconosciuti a volte come poeti. E se mi chiedono di mettere in fila una serie di nomi di muscisti italiani che io considero poeti del nostro tempo, lo faccio a ritroso, parto da qualcuno di piccolo, perché è nel piccolo che ci sono i poeti grandi, e nuovo, e arrivo ai Paolino Paperino Band, secondo me poetissimi. Del resto, di poeti intelligenti ma volgari in Italia ce ne sono sempre stati, guarda Gioacchino Belli.

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