L’Oscar 2014 per la miglior canzone originale

umberto bossi in canotta

Volevo solo cercare di dare un significato a questo premio.

Happy di Pharrell Williams per Cattivissimo Me 2 è una canzone noiosissima, per quanto il video voglia farci ballare. Il video è molto bello e mi sembra che ci sia anche il ballerino negro dei Black Keys, quello molto famoso, oh oh ohoh. Pharrel non è comunque riuscito a dare un contributo rilevante e frizzante al cinema del 2013, alla musica si. Con i Daft Punk. Tanto poi Happy la ballate tutti quando siete alle feste invernali.

Let It Go di Frozen ha un arrangiamento molto simile a November Rain dei Guns (pianoforte, ritornello forte, sospensione e crescendo, ritornello forte) quindi si può dire che Let It Go è la November Rain dei ghiacci. Che sia candidata agli Oscar non mi fa piacere, ma comprendo le ragioni dell’Academy: Slash era a gambe larghe in mezzo al deserto, messo da ridere, e non gli si vedeva neanche la faccia, la Principessa fa gli incantesimi sul ghiaccio, è bionda e sorride. Un cambiamento in positivo.

Mandela è il film più sul pezzo della storia del cinema. In alcuni passaggi di Ordinary Love per la prima volta gli U2 tentano di imitare i Pearl Jam, altri sono un incrocio diabolico tra chitarra tipica degli U2 e i Depeche Mode. Piatto ricco. Infine, gli U2 sono ciellini, perché i ciellini ascoltano tutti gli U2. Questo paragrafo è troppo spezzato da troppi punti ma non mi riesce meglio. Ordinary Love è una canzone degli U2 scritta per Mandela, e già risuona alto un PARACULI.

Are we tough enough for ordinary love?

Nonostante il contesto filmico e la scelta di farla cantare a una cantante in sedia a rotelle, Alone Not Yet Alone è emozionante come un cubetto di ghiaccio tra i denti. Informazione: l’autore è Bruce Broughton, che aveva composto anche la musica di Miracolo nella 34a strada e Moonwalker, oltre ad altre ottocento musiche per ottocento film.

Karen O degli Yeah Yeah Yeahs canta The Moon Song in Her di Spike Jonze. Pezzo struggente alla Mazzy Star oppure alla Beth Orton, ma anche un po’ ammiccante come quasi solo la buona vecchia gallina del rock femminile cantautorale Cat Power sa fare. Ma Karen O ha la faccia da culo e dalla voce sembra bella solo quando canta The Moon song. Quindi dare il premio a lei sarebbe come darlo a una che negli altri giorni della sua vita in cui non canta The Moon Song non è neanche una cantante di buon gusto.

Non vedo perché non dare l’Oscar come miglior canzone a Let It Go. Nella versione originale è cantata da una per la quale è lecito fare l’unica osservazione di contrasto a “Ma che brutta canzone!” che si fa nel caso dell’Oscar alla miglior canzone: “Però ha una gran voce”. Questo basta per far vincere la canzone. E magari, se vincerà, la sera della premiazione vederla eseguita sarà uno spettacolo della madonna, perché sarà comunque esaltante, a modo suo, anche se è una merda. Esaltante non significa bello, ma esaltante, appunto: pompare riesce facile a quegli scenografi. Pensate a Jai Ho. Quando Hollywood si muove, si muove, e sul palco è in grado anche di rendere meno brutta una canzone brutta. Solo per un po’, per il tempo sufficiente a giustificare una vittoria, poi tanto l’Oscar per la miglior canzone originale ce lo scordiamo in due giorni. Per avere la certezza che l’esecuzione di Let It Go sarà uno spettacolo basta ascoltarla, per smascherarla subito nella sua inutilità, e ascoltarne I violini, improponibili. Demi Lovato, che comunque è una che ha fatto della gavetta, la canta nel cd, non nel film. Lì c’è Idina Menzel, la voce originale della Regina Elsa. Ma la Demi e la Idina non c’entrano direttamente: l’Oscar viene assegnato all’autore, non all’interprete. Quindi si usa l’interpretazione rendendola esaltante con la scenografia per motivare il premio agli autori. Niente di più deprimente per loro. Let It Go è la tipica brutta canzone che vincerà perché dà la possibilità di sfruttare le doti (niente di che) della cantante per far vincere chi l’ha scritta. Poi il film: è di aiuto la Principessa che si autoimbirisce nel paesaggio di ghiaccio con tipica illustrazione Disney. L’interrogativo che si pone l’Academy in sede di votazione è: quale canzone possiamo trasformare più facilmente in SPETTACOLO sul palco? Gli U2? No. Pharrell? No. Karen O, Alone Not Yet Alone? No no no. Ecco fatto. Per la miglior musica, presumo, la giuria si pone domande diverse. La miglior canzone è la miglior canzone, non è la miglior musica, per la quale ci sono state anche ottime sorprese: Giorgio Moroder che vince per Fuga di mezzanotte nel 79 (ma ha vinto anche per la canzone Take My Breath Away di Top Gun, qualche anno dopo).
Basta guardare il video di Demi Lovato per capire che, senza Idina Menzel e senza la sequenza della Principessa nel castello, Let It Go non si ascolta. In italiano si chiama All’alba sorgerò ed è cantata da Serena Autieri, con voce LEGGERMENTE impostata, paragonabile a quella di colei che scopando ha fatto venire l’ictus a Bossi. In Italia, viva la figa che canta male.

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