Blurt and not Blur

Ted Milton (Blurt)

I Blurt sono una band inglese che ha esordito all’inizio degli anni ’80 e che non conoscevo. Post punk, jazz punk, no wave, queste le definizioni che meglio si confanno loro. Il primo album (omonimo) l’hanno fatto nel 1982, l’ultimo (Cut it!) nel 2010. La loro carriera ha ricevuto due stop piuttosto lunghi, tra ’92 e il ’98 e tra il ’98 e il 2010, anche se tra il ’98 e il ’10 hanno fatto uscire quattro compilation. Al momento, pare siano in attività. Discografia (album studio):

– Blurt (1982, Red Flame)
– Friday the 12th (1985, Another Side)
Poppycock (1986, Toeblock)
Smoke Time (1987, Toeblock e Line Music GmbH)
Kenny Rogers’ Greatest Hit (Take 2) (1989, Toeblock)
The Kenny Rogers Greatest Hit (1991, V.I.S.A.)
Pagan Strings (1992, Toeblock)
Celebrating the Bespoke Cell of Little Ease (1998, Bahia Music)
Cut It! (2010, LTM)

Milton/LydonLui è Ted Milton, poeta esistenzialista e sassofonista, sosia di Jonh Lydon dal 1990 in poi, anzi non escludo che dal 1990 in poi sia lui, che rappresenta la mente pensante dei Blurt, un pò come David Thomas per i Pere Ubu. La formazione (cioè le batterie, le chitarre e i sintetizzatori) è ruotata, ruota e ruoterà intorno a Ted Milton. La canzone-tipo è composta dalla chitarra che ripete (quasi) un giro solo, il sassofono che svisa e Ted Milton che recita le sue poesie. La batteria è più o meno consistente, a seconda della personalità del batterista.
Messi giù in questo modo, i Blurt possono sembrare una sòla ma non lo sono. Ad ascoltare una qualsiasi canzone di 7 minuti dei Blurt si prova la stessa soddisfazione che si prova a finire in 7 minuti un Calippo fitz alla Coca Cola sotto l’ombra del portico di casa mentre guardi la palazzina di fronte. E non è una metafora a caso perchè il sassofono ti dà la stessa sensazione di futuro ormai già passato che ti danno le stesse bollicine di sempre e la palazzina di fronte ti dà la certezza di un passato che non cambia mai.
Il migliore dei tanti batteristi dei Blurt è stato sicuramente Jake Milton, il fratello. Tra gli altri Jake Milton ha registrato anche l’album di esordio, geniale soprattutto per la copertina che, mi sembra evidente, riproduce quella Velvet Underground & Nico (1969) con un uomo al posto della banana.

Blurt/Velvet

Inoltre, The Fish Needs a Bike (Blurt) è l’incipit da cui ha ufficiosamente ha avuto origine tutta Rearviewmirror dei Pearl Jam. E la scoperta ha avuto per me la stessa portata di quando mi hanno fatto notare che il giro di chitarra di Come As You Are per stessa ammissione del suo autore è uguale a quello di Eighties dei Killing Joke (Night Time, 1984). A questo punto, credo sia il caso di pensare che i cani che si vedono nel video di Eighties possano aver generato l’idea del cane del video di Come As You Are.

Tutto l’articolo è nato dal fatto che ho visto in un negozio un cd dei Blurt, mi sono chiesto chi fossero, li ho cercati sul google e google come termini di ricerca possibili mi ha restituito blurt e blur tender. Dopodiché ho scelto il primo anche come piccola vittoria personale sul fatto che settimana scorsa non si è fatto altro che parlare di concerti dei Blur in Italia. I Blur dal vivo sono migliorati molto negli anni compresi tra 13 e Think Tank, poi si sono sciolti e alla fine hanno deciso di non fare un album insieme ma solo tre singoli, tra il 2010 e il 2012, e solo concerti, e questa è una saggia decisione sia dal punto di vista musicale sia dal punto di vista commerciale perchè così tutti sono andati ai concerti, sia i fan dell’ultima ora, sia quelli della prima i quali, questi ultimi, o almeno alcuni di essi, avrebbero potuto essere delusi da un album del cazzo fatto uscire nel 2013 e non avrebbero mai speso 50 euro più viaggio per vederli dal vivo. All’album della reunion il terreno è stato preparato dai tre singoli usciti negli ultimi tre anni, lo avrebbe capito anche uno stolto. Nessuna speranza sin dal 2010 quindi. L’album nuovo infatti esce nel 2014. E allora vaffanculo. Noi stolti pensavamo di poter annoverare i Blur tra le band intelligenti che fanno progetti solisti di altissimo livello e che si runiscono solo per i live perchè bisogna continuare a campare.
Le motivazioni serie per cui non sono andato a vedere i Blur sono: il prezzo del biglietto e il fatto che gli album fino a 13 compreso mi sembrano lontani anni luce e trovo molto più gusto ad ascoltare Graham Coxon da solo o DRC con Damon Albarn, perchè lì sento un’evoluzione e di riferimenti al passato sento quelli che bastano, quelli che sono sufficienti a farmi capire che oggi i Blur sono per fortuna fatti anche di progetti paralleli e non solo di tre singoli che non aggiungono niente di nuovo al passato (Fool’s Day, Under the Westway e The Puritan). Non per tutta la musica ho bisogno di sentire un passo in avanti, per i Crash of Rhinos per esempio non ne ho bisogno, ma per i Blur si.
E mentre pensavo di scrivere un articolo di protesta, ho scoperto i Blurt, il gruppo più noioso della storia, che però mi fa pensare a una lunga sorsata di cedrata, oppure a un caffè americano corretto con il whisky, che però mi dà una chitarra che non si adagia, un sassofono che mi strilla nelle orecchie come i bambini del cortile qui accanto, una batteria diversa ogni volta e un nome su cui scrivere un post d’estate.

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