L’Acqua buia fa paura: il romanzo di Joe Lansdale

Acqua buia di Joe R. Lansdale racconta la storia di Sue Ellen, Jinx e Terry, tre ragazzetti che decidono di portare a Hollywood le ceneri di May Lynn, un’amica trovata morta nel fiume Sabine, Texas. Per farlo devono raggiungere prima Gladewater, via fiume, e partono per un viaggio che metterà le loro vite nelle mani della natura e della cattiveria umana. C’è, infatti, chi le insegue, con le pistole, o con le fauci e un coltellaccio, ma ci sono anche il bosco e il fiume.
Siamo negli anni ’30.
La scrittura di Lansdale è di altissimo livello. Com’era successo in In fondo alla palude, le parole creano due mondi, uno naturale e uno umano, che si compenetrano in modo malsano, facendosi male a vicenda. In questo caso, i ragazzi si gettano nella natura per completare la volontà, per soddisfare un desiderio, e la natura, di fronte all’eccessiva sfrontatezza di tre giovani, scatena la propria ira e affila le proprie armi: il temporale e gli impervi percorsi nella foresta. Ci sono alcuni elementi di disturbo nel gioco di penetrazione uomo-natura, quello più forte è ancora l’uomo (adulto) che, in un caso, si intromette nel gioco giovani-natura e, nell’altro caso, si intromette nel mondo selvaggio e ne assume tutte le caratteristiche più violente (nasce così Skunk).
I ragazzi hanno 16 anni, sono loro i responsabili di alcune azioni prorompenti che li avvicinano troppo alla natura e sono loro a pagare le conseguenze del “peccato originale” adulto nei confronti della natura stessa. Il fiume viene contaminato con l’omicidio; il corpo della ragazza, lasciato a decomporsi nel fiume, è la materia privata della vita e sulla quale si manifesta la violenza che intacca la natura. Prima del viaggio, i tre ragazzi pagano per la sete di potere e denaro degli adulti; durante il viaggio sopportano la rabbia del fiume scatenata dalla violenza umana.
È l’età dei protagonisti che non convince. Questi ragazzi di 16 anni, delineati nel modo in cui vengono delineati, non possono decidere di proseguire nel loro intento nonostante tutto, per un motivo che è, si, comprensibile ma del tutto aleatorio, troppo romantico. Si tratta di un’obiezione semplice ma che fa cadere tutta la storia, perché la priva del significato principale: la scoperta della malvagità umana e della natura non ha un motore valido e i ragazzi sono troppo grandi. Mentre in In fondo alla palude tutto era mosso da ragazzini 12enni alla scoperta del mondo, ingenui, in Acqua buia i personaggi vengono descritti come più maturi rispetto a ciò che fanno: parlano da grandi, agiscono da piccoli. L’incongruenza spacca l’azione, la rende inverosimile.
Questo quello che pensavo fino all’ultima pagina. Non che Lansdale scriva chissache nell’ultima pagina, perché non aggiunge nulla a quello che già sappiamo, però mette giù le cose in quel modo che ti fa dire “Ecco!” o “Eureka!”. Il pensiero ti ronza in testa per tutta la durata del romanzo, anche quando non leggi, e non capisci come mai quella cosa dei 16enni non quadra, ti chiedi come mai Lansdale, gigante del far tornare anche i più piccoli dettagli, l’abbia fatta così grossa ‘sto giro. Poi, con le ultime righe cambi idea. The power of Joe.

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