Incontri improbabili con musicisti (I See A Darkness ha 20 anni)

bonnie prince billy

Sabato prossimo compie 20 anni I See A Darkness di Bonnie Prince Billy e volevo raccontare una cosa che non c’entra con quel disco ma con quello dopo. Era uscito da poco Ease Down The Road quando Bonnie Prince Billy venne a suonare al Covo, a Bologna. Nella nostra ballotta, il livello di fotta per Billy/Will Oldham era molto alto. Era bello anche perché, ai tempi, uno che aveva due nomi d’arte non faceva troppe storie, non nascondeva una delle identità per creare mistero, no: a volte si chiamava così, a volte cosà, stop, la sua faccia era sempre quella.

Dicevo la nostra ballotta in fotta. Spesso nei sabati invernali ci trovavamo nel garage di Alessandro, a chiacchierare e decidere cosa fare della serata. E il fatto è che in quel periodo ne facevamo effettivamente qualcosa, della serata. C’era una stufetta elettrica, di quelle che adesso sarebbero vietatissime, che faceva un caldo incredibile nel raggio di 5 metri dal punto in cui la mettevi. Oltre, era il gelo. Chi capitava dentro al cerchio di fuoco era in maglietta, chi era fuori aveva il piumino, la sciarpa e i guanti. Comunque, prima di andare a fare baldoria, parlavamo, al caldo o al freddo, a seconda di dove eri seduto.

A un certo punto, una di quelle sere, qualcuno ha detto una cosa sulla ragazza che gli piaceva, che insomma non sapeva come buttava, era un po’ triste (bellissimi i momenti in cui qualcuno veniva fuori davvero senza giocare a fare il duro, non erano frequenti, ma quando capitava era bellissimo), un altro gli ha risposto qualcosa per tirarlo su di morale e lui ha chiuso il discorso con un “mmm.. La vedo scura… I see a darkness!”. Scoppiammo tutti a ridere e le pene d’amore svanirono. Era la prima volta che usavamo “I see a darkness” in quel senso. Almeno credo. Poi diventò un modo di dire, un “son preso male” ante temporum.

Insomma, presi così bene da Bonnie Prince Billy non potevamo perdere l’occasione di andare a vederlo a Bologna. E il punto di ritrovo quella sera fu il garage di Alessandro, ma potrebbe anche non essere vero. Inutile dire che fu un concerto super, nel periodo in cui BBP era al top dell’ispirazione, della presa male e anche della sua ironia cinica. Ricordo il suo modo selvaggio di muovere gli occhi tra una canzone e l’altra e le sue facce pacioccone ma diaboliche allo stesso tempo. E quello che diceva era sempre a suo modo disturbante. Alla fine del concerto mi sono messo in fila sotto al palco per farmi autografare il cd e mentre pensavo a cosa dirgli, all’improvviso fu il mio turno. “Cosa ti devo scrivere?” mi ha chiesto lui con la sua solita faccia apatico-cattiva e il suo modo di fare da ruspa del Kentucky. Io sono andato nel panico e gli ho ho detto “Scrivi quello che vuoi”. Lui mi ha guardato come se stesse fissando il vuoto, io ho pensato oddio cos’ho detto, ma dopo qualche lunghissimo secondo si è ripreso e mi ha mugugnato “Uh?”, facendomi un cenno con il mento. Io gli ho detto “What?”. Lui ha risposto “YOUR NAME!?”. Seguono attimi in cui cerco di fargli capire come mi chiamo.

Insomma, per farla breve, avrei in teoria scritto questo post per fare gli auguri a I See A Darkness, in realtà l’ho fatto per dire che alla fine, quando mi ha ridato il cd, io ero proprio curioso di sapere che stramberia avesse tirato fuori e c’ho guardato subito. In una pagina a caso del cd la dedica era THIS IS WHAT I WANT, WILL OLDH. Pungente. Del mio nome, nessuna traccia.

È strano ma, quella sera, tornammo a casa che eravamo tutti presi bene, addirittura riascoltando I See A Darkness in macchina.