SEPTIC MAN di Jesse Thomas Cook (concorso, 29 ottobre). L’uomo settico, ovvero il contrario di quello asettico. Cioè l’uomo che vive a contatto con molti agenti che possono portare infezioni. Septic Man (Jack) è un addetto al servizio idrico di Collingwood, in Canada. Vive a contatto con la merda di tutto il paese, tutti i giorni lavorativi, ed è un genio del campo: una volta ha risolto un problema che avrebbe causato un casino in città. Cosi uno di un consorzio lo invita caldamente, a suon di bigliettoni, a cercare la causa di un’infezione che ha preso l’acqua di Collingwood e che porta i cittadini a stare molto male, da sotto e da sopra. Septic Man accetta (la sua ragazza aspetta un bambino) e parte per la missione, ma si perde per sempre nelle fogne. E si trasforma nel mostro della cloaca.
Septic Man è un piccolo mondo completo. Quest’anno al RNFF siamo tornati a votare alla fine della proiezione. Io a Septic Man gli ho dato due, su un massimo di tre. Perchè? Sui titoli di coda c’è una canzone country che nel ritornello dice proprio Septic Man ooh Septic Man, molto bella devo dire. E questo è il primo motivo. Poi il trucco del mostro delle fogne è fatto molto bene. Infine, Septic Man è un bellisimo microcosmo in cui convivono schifo, sangue, follia e crescita dell’essere umano verso la negatività totale. Diventare l’uomo delle fogne significa qui trovare il proprio mondo e rinunciare alle cose belle della vita. Nel finale il mostro è anche il Re delle fogne, a cui tutti gli esseri mostruosi che ci abitano rendono omaggio. Septic Man è il riscatto da una vita lavorativamente triste che diventa al contrario il solo motivo di esistere, perchè si è trovato il bandolo della matassa, il core della propria attività. Nonostante sia un film di merda, lento alcune volte, ripetitivo e sceneggiato malissimo altre, recitato a caso e bla bla bla, Septic Man ha un sacco di motivi di essere.
Anche IT cresceva nelle fogne.
Alla fine Septic Man è riuscito a risolvere il problema e a trovare l’origine del contagio. Una volta The Toxic Avenger vigilava sulla città, oggi Septic Man vigila sulla nostra acqua.
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Ravenna Nightmare Film Festival day #3
MOEBIUS di Kim Ki-duk (Evento speciale, 28 ottobre) “Il padre ha un’amante. Il figlio vede il padre con l’amante. La moglie decide di evirare il marito, ma, non riuscendoci, evira il figlio che si masturbava pensando all’atto sessuale consumato dal padre. Padre e figlio cercano un modo per provare piacere senza pene. Lo trovano procurandosi un forte dolore. Il figlio si innamora dell’amante del padre, partecipa a uno stupro ai danni di lei e poi prova piacere facendosi da lei accoltellare. Quando finalmente il figlio si fa trapiantare il pene del padre (dopo aver evirato uno dei partecipanti allo stupro per avere il suo pene, che però finisce sotto un camion) scopre che riesce ad avere una erezione solo con la madre” (WIki).
Io non me la sento.
Ravenna Nightmare Film Festival day #2
ON TENDER HOOKS di Katie Shenton (Concorso, 27 ottobre). È un documentario che racconta come e perché ad alcuni piace farsi infilare dei ganci nella pelle e farsi sollevare. Durante la discussione dopo la proiezione sono venute fuori obiezioni del pubblico legate alla non-opportunità del sadomasochismo o sul fatto che tutti queli che praticano Body Suspension nel film sono molto tatuati o hanno molti piercing.
Risposta all’obiezione 1: in genere, la vera motivazione sta nella sensazione che si prova quando la pelle si abitua alla nuova forma e posizione che assume sotto la tensione della corda che tira, quando passa il dolore. Si capisce, una questione di endorfine o robe del genere. La cosa ha anche un che di new age ma ci credo.
Risposta all’obiezione 2: alla fine del documentario arriva anche la regista e si fa appendere pure lei. Rispetto a tutti gli altri è una ragazza senza tatuaggi o piercing, con un vestito a fiori e un paio di ballerine. Quando lo fa lei capisci cosa davvero può innescare la pratica della Body Suspension in una persona che non modifica il proprio corpo per abitudine.
Il documentario risponde a tutte le domande che ti fai mentre lo guardi a meno che non siano domande del cazzo sul divieto di sadomasochismo o sul rapporto con L’uomo chiamato cavallo o Clive Barker. Risponde a tutte le domande tranne una: a nessuno si è mai spaccata la pelle?
Dopo dieci minuti ti abitui alla visione e immagino che dopo dieci volte che ti fai agganciare diventi la normalità e cerchi altro. A quel punto ti fai appendere non più per la schiena, ma per il culo o le tette.
Le obiezioni fatte non le comprendo. Io non sapevo dell’esistenza della Body Suspension e ho imparato una cosa nuova. Se pensiamo al Bungee Jumping come a un passatempo plausibile, non capisco perché non possiamo accettare che esista la Body Suspension.
SAWNEY. FLESH OF MAN di Ricky Wood (Concorso). L’ennesima variazione sul tema della famiglia simil Non aprite quella porta. “Non mi ha fatto neanche schifo vedere le budella” (cit. la mia morosa).
