Adam MCA Yauch 1964-2012

Adam MCA Yauch

Adam MCA Yauch

(da beastieboys.com) It is with great sadness that we confirm that musician, rapper, activist and director Adam “MCA” Yauch, founding member of Beastie Boys and also of the Milarepa Foundation that produced the Tibetan Freedom Concert benefits, and film production and distribution company Oscilloscope Laboratories, passed away in his native New York City this morning after a near-three-year battle with cancer. He was 47 years old.
Born in Brooklyn, New York, Yauch taught himself to play bass in high school, forming a band for his 17th birthday party that would later become known the world over as Beastie Boys.
With fellow members Michael “Mike D” Diamond and Adam “Adrock” Horovitz, Beastie Boys would go on to sell over 40 million records, release four #1 albums–including the first hip hop album ever to top the Billboard 200, the band’s 1986 debut full length, Licensed To Ill–win three Grammys, and the MTV Video Vanguard Lifetime Achievement award. Last month Beastie Boys were inducted into the Rock & Roll Hall of Fame, with Diamond and Horovitz reading an acceptance speech on behalf of Yauch, who was unable to attend.
In addition to his hand in creating such historic Beastie Boys albums as Paul’s Boutique, Check Your Head, Ill Communication, Hello Nasty and more, Yauch was a founder of the Milarepa Fund, a non-profit organization dedicated to promoting awareness and activism regarding the injustices perpetrated on native Tibetans by Chinese occupational government and military forces. In 1996, Milarepa produced the first Tibetan Freedom Concert in San Francisco’s Golden Gate Park, which was attended by 100,000 people, making it the biggest benefit concert on U.S. soil since 1985′s Live Aid. The Tibetan Freedom Concert series would continue to stage some of the most significant benefit shows in the world for nearly a decade following in New York City, Washington DC, Tokyo, Sydney, Amsterdam, Taipei and other cities.
In the wake of September 11, 2001, Milarepa organized New Yorkers Against Violence, a benefit headlined by Beastie Boys at New York’s Hammerstein Ballroom, with net proceeds disbursed to the New York Women’s Foundation Disaster Relief Fund and the New York Association for New Americans (NYANA) September 11th Fund for New Americans–each chosen for their efforts on behalf of 9/11 victims least likely to receive help from other sources.
Under the alias of Nathanial Hörnblowér, Yauch directed iconic Beastie Boys videos including “So Whatcha Want,” “Intergalactic,” “Body Movin” and “Ch-Check It Out.” Under his own name, Yauch directed last year’s Fight For Your Right Revisited, an extended video for “Make Some Noise” from Beastie Boys’ Hot Sauce Committee Part Two, starring Elijah Wood, Danny McBride and Seth Rogen as the 1986 Beastie Boys, making their way through a half hour of cameo-studded misadventures before squaring off against Jack Black, Will Ferrell and John C. Reilly as Beastie Boys of the future.
Yauch’s passion and talent for filmmaking led to his founding of Oscilloscope Laboratories, which in 2008 released his directorial film debut, the basketball documentary Gunnin’ For That #1 Spot and has since become a major force in independent video distribution, amassing a catalogue of such acclaimed titles as Kelly Reichardt’s Wendy and Lucy, Oren Moverman’s The Messenger, Banksy’s Exit Through The Gift Shop, Lance Bangs and Spike Jonze’s Tell Them Anything You Want: A Portrait Of Maurice Sendak, and many more.
Yauch is survived by his wife Dechen and his daughter Tenzin Losel, as well as his parents Frances and Noel Yauch.


(Sure Shot+So Wat’cha Want)

Goodbye.

Heavy Blanket: blaze guitar, basso, batteria e cantina

Il suo nome è Johnny Pancake ma non so se è lui quello che cercavo.

Batteria che colpisce i quarti necessari poi rulla molto spesso, basso sempre presente, sempre con lo stesso giro, poi chitarra che svisa. Così inizia Heavy Blanket, il nuovo-vecchio progetto di J. Mascis con Johnny Pancake e Pete Cougar (la prima traccia si chiama Galopping Tow Ard the Unknown).
Per sentire qualcosa di più peculiare dobbiamo aspettare la seconda canzone (Spit in the Eye: 7 minuti e 57 secondi), dove a un tratto tutto cambia e si trasforma in un inseguimento tra il basso e la batteria, con J. Mascis che impazzisce e si diverte (più o meno) ad andarci intorno. Tutto torna insomma: l’album suona come quelle cassette registrate in cantina quando chi suona si lascia andare e non si preoccupa di trovare una melodia, ma solo di tenere su il pezzo tramite una sorta di struttura. Tutto qui, il resto viene in quel momento affidato alla chitarra che traballa ma non perde mai gli accenti giusti. Il basso e la batteria non fanno poco: tengono su tutto, con una certa pazienza, ripetitività (ma anche variandosi) e potenza. Il basso in Spit in the Eye è davvero mastodontico.

Pete Cougar, il primo ranger della Snoqualmie National Forest, qui fotografato di fronte a un grizzly appena ucciso. È lui.

È interessante perché Heavy Blanket intreccia passaggi epici alla Kyuss a passaggi da sottoscala, e tutto diventa un’unica cosa. Blockheads è molto molto scazzona, apparentemente, ma sono i passaggi del batterista e la velocità che danno questa sensazione: dopo un po’ ti accorgi che anche il basso ci sta dentro. In realtà ti rendi conto che nulla sarebbe se non ci fossero quel tipo di basso e quel tipo di batteria alle spalle di una chitarra così destrutturata. Batteria che batte dove deve, basso che batte dove deve, batteria che ogni tanto si perde, basso che ogni tanto si perde (lo fanno insieme, ma non sempre): questa fluidità permette di avere una sezione ritmica impeccabile. Sebadoh e furiosi anni ’90 vengono in mente con l’incipit di Corpuscle Through Time, dove però J. Mascis e la sua chitarra sono così epici da ricordare un po’ anche i Pink Floyd. Basso e batteria sempre uguali (circa), con un giro già sentito (certo), ma sempre efficace (sicuro): non è certo un pezzo per chi cerca di conquistare una donna. Ma è, in fondo, un pezzo per ballare in un angolo, scuotendo la testa su e giù.


Eccolo, poi, il basso che cambia un po’ taglio e ricorda un poco gli Shellac: Dr. Marten’s Blues. La strofa alterna più o meno all’infinito una prima parte ritmata e una seconda parte fatta di due note di basso, e giù di batteria che tiene il passo. Si tratta dell’album ideale da ascoltare per chi ama l’atteggiamento da cantina: prendiamo una batteria, le facciamo dei suoni colmi e un po’ dilatati; prendiamo un basso, lo facciamo andare a palla ma lo incolliamo alla batteria; prendiamo una chitarra e la facciamo andare a ruota libera, con gli accenti giusti. No Telling No Trail (ultima canzone: 8 minuti e 22 secondi) rallenta un po’: sembra che la stanchezza abbia preso il sopravvento dopo la session dei cinque pezzi precedenti. Non è stanchezza della fantasia, è stanchezza fisica.
Ma quante diavolo sono le (ultime) anime di J. Mascis, tra Several Shades of Why (ultimo album solista), Heavy Blanket e (come sempre) Dinosaur Jr.? Non si può dire che questo Heavy Blanket sia accostabile a qualcuno degli altri progetti/prodotti che ha fatto uscire nell’arco degli ultimi mesi. È la Desert Session di tre ganzi gonzi che si sono ritrovati e che, se te li metti in cuffia, creano il vuoto intorno.
Qui lo streaming totale dell’album, che uscirà martedi 8 maggio.

Il disco di J. Mascis con Heavy Blanket

Heavy Blanket: out 8 maggio

Heavy Blanket: out 8 maggio

Nell’anno 1984, J. Mascis, Johnny Pancake e Pete Cougar si incontrano e formano gli strumentali Heavy Blanket. Hanno per la mente l’idea di fare un disco, dopo il demo. Ma alcuni imprevisti non glielo permettono. Johnny Pancake dà una bella craniata su una pietra mentre sta nuotando, nel sud del Vermont. Viene condotto in ospedale. Poi viene dimesso, ma il suo ricovero non è andato a buon fine. Non vuole più suonare e si rifugia nello scantinato di sua nonna. Nel frattempo, Pete Cougar finisce in prigione. E J. Mascis forma i Dinosaur Jr. I ragazzi si perdono di vista. Gli Heavy Blanket si fanno nebbia.
Nel 2011, durante la settimana bianca, J. e Johnny si incontrano di nuovo, casualmente. Johnny, uscito definitivamente dalla caverna, convince J. a riformare la band. Un breve giro per prigioni per ritrovare Pete e la cosa è fatta: il galeotto ottiene dal secondino, sulla parola, un permesso per uscire dal carcere e va a registrare il disco con J. e Johnny. Unica traccia del passato: il demo, che Pete ha conservato gelosamente in prigione. Da lì riparte tutto.
Il disco degli Heavy Blanket esce l’8 maggio 2012 (la recensione è qui). La canzone che si può ascoltare in streaming è Dr. Marten’s Blues. Il sound è come se venisse fuori da una cantina. Lasciate che la chitarra di J. Mascis avvampi nelle vostre casse.