The Dead 2: India, dei Ford Brothers (RNFF 2014, CONCORSO)

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Uno zombie movie normale è uno zombie movie normale, anche se è ambientato in India e i morti viventi hanno gli occhi chiarissimi sulla pelle scura e sono leggermente più spaventosi del solito. Scoperta e diffusione dell’epidemia, inizio della fuga verso una meta lontana (Mumbai), due situazioni: quella di chi viaggia lungo un percorso di conoscenza di sé e dell’altro, quella di chi aspetta e pensa alla vita e alla religione. A viaggiare sono in due, l’ingenere elettrico Mr. Nicholas e l’orfano Javed, ad aspettare è la ragazza di Mr. Nicholas, incinta, l’indiana più brutta del mondo. Lui, invece, è americano, e scatta la storia di Romeo e Giulietta. Le situazioni si alternano e così va avanti il film, no particular ideas.
Mumbai. Mumbai è un casino e non c’è lieto fine, in mezzo alle teste che saltano e alle bombe dei fottuti militari che distruggono la città appestata.
Cazzo, nel film Slasher di prima bisognava scappare da un maniaco sveglio e veloce, qui da zombie lentissimi, che sono in tanti, ma ormai sappiamo come i protagonisti dovrebbero comportarsi – come ti devi comportare con il Jason Whoories di turno invece non lo sai. E c’è ancora chi fa film di zombie esattamente con le stesse caratteristiche di una volta. I fratelli Ford nello specifico. A parità di mancanza di idee veramente nuove, nel confronto tra due generi (quasi) ugualmente vecchi lo zombie movie perde in modo schiacciante. (5)

The Redwood Massacre, di David Ryan Keith (RNFF 2014, CONCORSO)

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Inizia a massacrare la gente di pomeriggio il bastardo, alla luce del giorno, cazzo gliene frega. Poi gli omicidi proseguono dentro alla casa e non riesci a renderti conto se è giorno o se è notte, se sei al piano di sopra o di sotto, sottoterra oppure no, chi è buono e chi è cattivo. Alla fine addirittura fai una lacrimuccia. È incredibile quello che ancora può fare uno Slasher movie.
(Un gruppo promiscuo di amici decide di passare un week end in una casa nel bosco).
(7+)

A Girl Walks Home Alone At Night di Ana Lily Amirpuor (RNFF 2014, CONCORSO)

a girl walks home alone at night

Bad City non è come Sin City, l’unica cosa che hanno in comune è il bianco e nero, senza nessun colore per Bad City. A Bad City gli unici abitanti che escono di casa sono un vampiro, un rockabilly, suo babbo tossico, uno spacciatore, una prostituta, un bambino e qualcun altro. A Girl Walks Home Alone At Night è ambientato a Bad City, nella parte siriana dell’America, dove i cartelli stradali sono scritti in arabo. Il vampiro è a dire la verità la vampira. La vampira sente il dolore, non si sbrodola di sangue quando morde, sembra abbastanza decontestualizzata rispetto ai vampiri contemporanei, è sempre sopra le righe ma a rovescio. Se fossi una vittima del minimalismo direi less is more. Pur essendo molto poco formosa e molto poco prorompente, anzi proprio per questo, la ragazza è molto sensuale. Toglie tutto ai vampiri di oggi per avvicinarsi il più possibile al vampiro cinematografico da cui tutto ha origine, anche quei fighetti di Vampire Diaries che con lui hanno ormai poco a che fare: il Nosferatu. I movimenti lenti e pixelosi (quelli del walks del titolo) vengono da lui – pixelosi nel senso di scattosi come i pixel quando si formano sullo schermo (non pixelati). E infatti i momenti migliori sono quelli in cui la storia lascia lo spazio a lei che cammina, ai suoi spostamenti nel centro di Bad City. Due cose memorabili: la sequenza in cui fa da specchio al padre del rockabilly in crisi d’astinenza e quella in cui va in skate, oltre a quella in cui minaccia il bambino, quella il cui stacca il dito allo spacciatore, quella in cui compare per la prima volta, quella in cui balla. In tutto fanno 5/6 scene, ma anche 5/6 personaggi, che intervengono in modo attivo nella storia e in rapporto ai quali in 90 minuti il personaggio principale si definisce e definisce a noi che lo guardiamo il motivo per cui uccide (punire i colpevoli). Fossi stato nel regista avrei eliminato le scene (al massimo un paio) che ricordano troppo o Rodriguez o Tarantino, uno dei due, tipo il rockabilly con i Ray Ban che guida in contro luce. Non ce n’era bisogno. Ah, non ho ancora detto che anche quest’anno fuori dalla sala al Nightmare si vota, questo per ora è l’unico film a cui ho dato 4 stelle, ne ho date 3 a Bloody Knuckles, 1 a Julia è così via. Così, per sapere, l’attrice che fa la vampira, Sheila Vand, era anche in Argo. (8)