SPLITS. Big Cream e Flying Vaginas

big-vaginas

Poco tempo fa parlavo con un amico – anche lui alla soglia dei 40 – che una volta suonava la chitarra e adesso, per fare dell’elettronica, si è comprato una stazione che neanche Demdike. Lui diceva: “Le chitarre sono finite, ferme a ripetere il passato. Non c’è più niente da sperimentare, il massimo che si può fare è mischiare le carte in tavola. Non ascolto più quella roba. Invece, la musica elettronica non ha limiti”. Il condizionamento delle cose che ci piacciono da tempo a volte oltrepassa il limite del lecito, ci rende ciechi di fronte alle novità interessanti ed è giusto rompere questo tipo di routine, per esempio con l’elettronica e tutto quello che contiene, per chi come me non è un vero ascoltatore di quel genere. Una regola bella da seguire è tenere sempre gli articoli di Valerio Mattioli sul comodino e seguirlo negli ascolti, perché c’è un mondo fantastico, ma non smettere di ascoltare le chitarre, perché c’è un mondo fantastico.

L’editoriale di Rossano Lo Mele su Rumore di questo mese è dedicato al passato in rapporto al presente e dice che la retromania è diventata la norma. La musica di 20-30-40 anni fa viene suonata ancora dai protagonisti dell’epoca (quelli vivi) o dagli emuli, cioè cover band o simili. Lo Mele fa riferimento solo a queste due categorie di persone: emuli e protagonisti dell’epoca. Non cita i gruppi nuovi che prendono come riferimento i modelli del passato e fanno musica originale. I modelli magari sono un po’ confusi, sovrapposti, ma il legame con quei modelli è forte ed evidente. Se parliamo di anni ’90, quelli in cui io e il mio amico 40 enne abbiamo lasciato il cuore anche se facciamo finta di no, nel 2014-2015 di gruppi che si rifanno a Pavement, Sonic Youth, i My Bloody Valentine e Dinosaur Jr ne sono usciti moltissimi. Nel 2016 ce ne sono stati meno, nel 2017 forse tutto sarà finito, ma al momento la proposta è da tenere in considerazione. “Un passato che risponde presente. Per ora. Prima di dire: futuro” scrive il direttore di Rumore. Ma quella proposta rappresenta già in qualche modo il futuro. Non è musica nuova ma la generazione che la suona è per lo più giovane, mette le proprie idee a disposizione del passato per cui nutre una passione forte ma fa molto di più rispetto alle band tributo: scrive canzoni originali, rinnova i generi di riferimento. Il valore creativo è superiore e le canzoni sono una lettura sveglia, fresca e creativa dei modelli. Non succede in tutti i casi ma a volte si. In questo senso, Nude Cavalcade dei Clever Square e Foil Deer degli Speedy Ortiz sono le migliori uscite di questi anni, tra quelle che ho sentito io. Altri risultano più legati ai riferimenti, ma hanno fatto uscire comunque dischi che suonano bene, immediati e veri. Tra questi, non so, giri il mondo su internet, ascolti gli Ought di Montréal e i Cheatahs di Londra. Poi, un giorno, finisci a Zola Predosa di Bologna. Che cazzo ci potrà mai essere a Zola Predosa? La mortadella. E invece, sistemati li tra un Pignoletto e un Palazzo Albergati, ci sono i Big Cream, che fanno la musica con le chitarre di 20 anni fa, con modelli dichiarati esplicitamente e con molta goduria, e la fanno in un modo che ti brucia lo stomaco da che suonano sinceri e vogliosi di fare. Perché infatti il punto è anche questo. Non è importante tanto che vengano scardinati i modelli, quanto che la musica venga suonata con la carica di chi ci mette nuove energie. Dove e quando meno te l’aspetti, puoi trovare un basso una chitarra e una batteria che avresti perso se avessi smesso di cercare su quella strada, in direzione opposta rispetto all’elettronica, agli emuli o ai vecchi protagonisti.

I Big Cream hanno fatto un ep in primavera e adesso sono usciti con uno split con i Flying Vaginas, The Days Of Juice And Daisies. La canzone dei Big Cream si chiama Gatlin. L’ho ascoltata diverse volte tutta e poi a un certo punto ho iniziato a farla partire dal minuto 3:08. Perché da quel punto ho trovato un basso, una batteria e una chitarra che ricordano per ritmica e incastri Youth Against Fascism dei Sonic Youth. E come 20 anni fa ho fatto ripartire 12 volte Youth Against Fascism dal minuto 1:40, oggi ho ascoltato 12 volte consecutive Gatlin dal minuto 3:08. Come se non avessi mai sentito una cosa simile e dovessi trovare chissà cosaNon c’è niente di propriamente nuovo lì dentro, ma c’è ancora qualcosa che devo scoprire. E come m’immaginavo saltare in quel punto di quella canzone a un concerto dei Sonic Youth quando ancora non li avevo visti dal vivo, adesso m’immagino non saltare (alla mia età, mi spaccherei un ginocchio) ma almeno muovere il mento su e giù in quel punto di Gatlin al concerto dei Big Cream, che ancora non ho visto.

Che poi, quel momento di Gatlin è solo l’inizio della sua parte finale. Prima, la canzone è una corsa attraverso il noise rock e lo show gaze in due giri di intro, strofa e ritornello. Ha lo stesso piglio deciso di What a Mess di Creamy Tales (l’ep), è meno ripetitiva e le parti sono sistemate diversamente, sono più esplosive, una dopo l’altra fino alla fine. Il che è sicuramente una crescita rispetto all’ep. Il concetto di crescita in poco tempo mi affascina, perché è il risultato di una necessità che si sfoga appena deve e con irruenza. Sei preso bene con la roba che fai, scrivi pezzi nuovi che diventano grandi nelle tue mani e non vedi l’ora di chiuderli per farne altri. Le cose cambiano continuamente per te, sta in quelli che sono fuori rendersene conto.

L’altro lato dello split è dei Flying Vaginas, che sono di Morolo. Non so se sia meglio (dipende dai gusti) ma loro non li troviamo tra una mortadella e un vino ma tra i formaggi: famosi sono gli stagionati Grancacio e Ciambella. E dopo aver ricordato ai Flying Vaginas le due cose da cui probabilmente hanno più voglia di fuggire, torno alla musica. La canzone si chiama Gamechanger. Si cambia rispetto ai Big Cream, siamo più verso le melodie dei Cure e le distorsioni dei My Blody Valentine, o dei Cheateas, giusto per fare un confronto senza ragnatele: mi piace quando da un lato all’altro di uno split c’è differenza, evito di confondermi.

Gamechanger ha un giro di basso molto bello, una melodia di chitarra ancora meglio e sotto c’è una chitarra ritmica che riempie ogni parte. La voce svogliata è la ciliegina sulla torta. È un pezzo che inizia con la batteria sopra tutto il resto e alla fine si sente solo il resto. Dalla seconda strofa le chitarre iniziano a impossessarsi della canzone e, aiutate dai cori, portano a un ritornello lunghissimo che chiude tutto nel momento in cui la batteria sparisce. Cioè: c’è ma non la senti più. Il primo ritornello non è cantato, il secondo si ed è più lungo e sfumato: per questo, il finale è una scoperta, è come essere di fronte a un paesaggio bellissimo ma aprire gli occhi e rendersene conto solo dopo un po’. Gamechanger ha quella cosa che hanno molte delle canzoni dei Flying Vaginas, anche quelle di Beware Of Long Delayed Youth (2015): le melodie che ti squagliano. Ma questa è la melodia migliore che abbiano mai scritto. Non subito, ma dopo un po’, appena i Flying Vaginas iniziano a suonare tutti insieme, mi sento a casa, anche se non proprio nella cameretta. Piuttosto, nella capanna degli attrezzi. Mi trovo meno a mio agio con queste sonorità rispetto a quelle dei Big Cream, ma sono grande e qualcuno a questa età doveva pur cacciarmi a fare i lavori da uomo in giardino, in una situazione famigliare ma non del tutto confortevole. Che sia la mia musica preferita o meno, nel caso dei Flying Vaginas è bello sentire quei modelli ringiovanire grazie alle melodie e a una scrittura per niente invadente ma efficace.

Clicca qui per ascoltare i Big Vaginas.

I Big Cream hanno circa 26 anni a cranio, fanno la mia musica preferita. I Flying Vaginas hanno forse in media 21 anni, fanno musica che mi piace, e come i Big Cream ci mettono la gioventù. E quel processo lì del sentire crescere le cose e le canzoni è quello che mette dentro alle loro canzoni qualcosa di nuovo, comunque. La fotta di fare le cose è il motore più potente di tutti.

Vorrei avere a che fare solo con i ventenni, basta 40 enni. I ragazzi che fanno le canzoni come si facevano 20 anni fa, ma con quel tocco felice lì, allargano la base di condivisione di quella musica. Il passato non è fatto solo di passato e di presente ma anche di nuova gente che ha voglia di portare nuova forza e di cui, almeno per il prossimo anno o quello dopo ancora (forse), aspetteremo i dischi nuovi. Un futuro prossimo, non anteriore, ma comunque futuro. Il futuro musicale cambia in fretta, a volte è quasi poco più del presente ma, comunque sia, per un po’ (adesso, nel caso dei Big Cream e dei Flying Vaginas) possiamo sempre chiamarlo futuro.

in un giugno che pareva non avesse più niente da dire, e invece continua a gasare
(cit.)

(Mentre scrivevo questo pezzo, il futuro è arrivato ma, per ora, non sembra definire un presente)

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