The Redwood Massacre, di David Ryan Keith (RNFF 2014, CONCORSO)

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Inizia a massacrare la gente di pomeriggio il bastardo, alla luce del giorno, cazzo gliene frega. Poi gli omicidi proseguono dentro alla casa e non riesci a renderti conto se è giorno o se è notte, se sei al piano di sopra o di sotto, sottoterra oppure no, chi è buono e chi è cattivo. Alla fine addirittura fai una lacrimuccia. È incredibile quello che ancora può fare uno Slasher movie.
(Un gruppo promiscuo di amici decide di passare un week end in una casa nel bosco).
(7+)

A Girl Walks Home Alone At Night di Ana Lily Amirpuor (RNFF 2014, CONCORSO)

a girl walks home alone at night

Bad City non è come Sin City, l’unica cosa che hanno in comune è il bianco e nero, senza nessun colore per Bad City. A Bad City gli unici abitanti che escono di casa sono un vampiro, un rockabilly, suo babbo tossico, uno spacciatore, una prostituta, un bambino e qualcun altro. A Girl Walks Home Alone At Night è ambientato a Bad City, nella parte siriana dell’America, dove i cartelli stradali sono scritti in arabo. Il vampiro è a dire la verità la vampira. La vampira sente il dolore, non si sbrodola di sangue quando morde, sembra abbastanza decontestualizzata rispetto ai vampiri contemporanei, è sempre sopra le righe ma a rovescio. Se fossi una vittima del minimalismo direi less is more. Pur essendo molto poco formosa e molto poco prorompente, anzi proprio per questo, la ragazza è molto sensuale. Toglie tutto ai vampiri di oggi per avvicinarsi il più possibile al vampiro cinematografico da cui tutto ha origine, anche quei fighetti di Vampire Diaries che con lui hanno ormai poco a che fare: il Nosferatu. I movimenti lenti e pixelosi (quelli del walks del titolo) vengono da lui – pixelosi nel senso di scattosi come i pixel quando si formano sullo schermo (non pixelati). E infatti i momenti migliori sono quelli in cui la storia lascia lo spazio a lei che cammina, ai suoi spostamenti nel centro di Bad City. Due cose memorabili: la sequenza in cui fa da specchio al padre del rockabilly in crisi d’astinenza e quella in cui va in skate, oltre a quella in cui minaccia il bambino, quella il cui stacca il dito allo spacciatore, quella in cui compare per la prima volta, quella in cui balla. In tutto fanno 5/6 scene, ma anche 5/6 personaggi, che intervengono in modo attivo nella storia e in rapporto ai quali in 90 minuti il personaggio principale si definisce e definisce a noi che lo guardiamo il motivo per cui uccide (punire i colpevoli). Fossi stato nel regista avrei eliminato le scene (al massimo un paio) che ricordano troppo o Rodriguez o Tarantino, uno dei due, tipo il rockabilly con i Ray Ban che guida in contro luce. Non ce n’era bisogno. Ah, non ho ancora detto che anche quest’anno fuori dalla sala al Nightmare si vota, questo per ora è l’unico film a cui ho dato 4 stelle, ne ho date 3 a Bloody Knuckles, 1 a Julia è così via. Così, per sapere, l’attrice che fa la vampira, Sheila Vand, era anche in Argo. (8)

Prima dell’ultimo week end, che non è il titolo di un film ma un post sul fatto che il Ravenna Nightmare Film Fest sta finendo anche quest’anno

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Quest’edizione del Ravenna Nightmare è segnata nel morale dalla bastonata che la città si è presa pochi giorni prima dell’inizio del festival: Matera ha vinto, Ravenna ha perso (e io speravo tantissimo che vincesse). Forse è per questo che l’atmosfera è meno carica di tensione, o forse è la nuova sede, il Palazzo dei Congressi, più grande ma più algido rispetto al cinema Corso, che aveva sempre quella puzza di capello che si sposava bene. La location quest’anno è più metropolitana (cemento armato e erbacce che escono dalle crepe) ma meno blasfema (il Corso è di fianco a Sant’Apollinare Nuovo, e ci proiettavano film non estremi ma per cui il Mondo sembrava non avere un dio). Albert al Palazzo dei Congressi ha deciso di fare le presentazioni dei film al buio e secondo me è un gesto di stizza, o un primo segno di vampirismo.
Il concorso è quello che c’interessa sempre di più, perché si possono vedere cose che altrimenti non vedresti da nessuna parte e perché, pubblicando cose sui film in concorso, imdb ha linkato neurone già due volte come recensione esterna di film su cui neanche i loro redattori robot hanno avuto voglia di scrivere due righe. Adesso manca solo un week end (il secondo) alla fine del festival e in concorso sono stati proiettati film di generi diversi, come sempre al limite dell’accettabile in un festival che si chiama del cinema horror. Ma prima di tutto si chiama Nightmare, e le scelte dei temi vanno in quella direzione, quindi stop alle critiche che dicono questo non c’entra niente, quello neanche. Ne abbiamo recensiti alcuni, di film, altri sono rimasti fuori e questo post è una scusa per parlarne un po’ anche se non li abbiamo visti, per scrivere della storia che raccontano, e per buttare fuori un link in cui ci sia scritto Ravenna Nightmare Film Festival 2014. Sono anche due anni almeno che il catalogo porta un altro nome (Ravenna Film Festival. Welcome to the Nightmare) ma non c’è niente da fare, il primo nome è difficile da dimenticare.
Ogni volta ci troviamo a parlare lì fuori e a dire che sono finiti i tempi di The Descent o Frontiers ma ogni anno aspettiamo che il festival inizi perché è diventato la conditio sine qua non del nostro week end dei morti. Ed è già da un po’ di tempo che durante l’anno, almeno io, non vedo film horror, li vedo solo durante il Nightmare. Quindi, qui le robe scritte sui film in concorso (per molti di quelli non in concorso, eventi speciali o retrospettive, trovate un mondo di roba su internet), anche sui corti. Per quanto riguarda quelle non fatte, i film si mischiano ai mille sottogeneri cui appartengono quelli recensiti: vampiresco, commedia nera, torture, crime, sci-fi, mostri, apocalittico, splatter, ghost, revenge, lesbian, transgender, queercore, surreale, slasher, maniac, western, zombie. Summer of Blood è il primo, la storia di un newyorkese brutto che viene morso da un vampiro. In Ejecta lo Spazio vomita una forma di vita brutta sulla terra, e presumo il nome del film venga dal tasto eject di un qualsiasi mangianastri, videoregistratore o lettore dvd. Jamie Marks is Dead è il terzo che mi manca: Jamie è un fantasma che da vivo veniva bullizzato dagli amici – ecco un altro genere, il bullying, quello dello sfigato bullizzato dai più grossi che alla fine vengono tutti fatti a pezzi, mangiati o buttati in un tritacarne gigante, oppure riavvicinati per ritentare di fare amicizia. Pierrot Lunaire è una storia oscura, dove l’inganno serve per far passare la protesta contro la società che non accetta l’omosessualità e le forme diverse di sessualità che non siano quella etero. La distancia è la storia di tre nani telepatici russi che fanno una rapina. Io adoro questo festival e amo Albert anche se non lo conosco perché è coraggioso e ha portato il Nightmare su un altro binario rispetto a qualche anno fa, si, ma questo ha un grande risvolto positivo: proiettava film ben fatti davvero, ma più normali, adesso osa di più. E il concorso è diventato imprevedibile.
Mancano A Girl Walks Home Alone At Night, The Redwood Massacre, The Dead 2: IndiaBlood Moon, che vedremo di beccare. In giuria ci sono tre che operano e lavorano nell’oscurità, come Albert.