Moonrise Kingdom, portami un Wes Anderson e te lo scambio con un usato garantito

Moonrise Kingdom

Non sono un fan di Wes Anderson ma non sono neanche uno che lo sfancula. Anch’io dico le parolacce. Il Mondo non è diviso in chi ama Wes Anderson e chi lo odia, non è così importante come regista. Non lo dico per disprezzo, poichè in passato ho subito anch’io il suo fascino.

Il rigore formale, i personaggi definiti anche solo con i vestiti che indossano, il senso dell’umorismo sarcastico. C’è il momento in cui tutto questo ti affascina, il momento dei Tenenbaum, ancor più che del precedente Bottle Rocket, il momento in cui ti rifugi nel sollazzo un pò autocommiserativo di Anderson, dove si ride degli sfigati e ci si sente tutti parte di un’unica famiglia, gli Sfigati, e un pò ci si compiace di questo. Tutti come i personaggi di Wes Anderson, dei disadattati simpatici. Poi questo tempo finisce, almeno per molti, almeno per alcuni. E si va via dalla famiglia, perchè non c’è più sintonia. Certo, è un fenomeno che si verifica in diversi momenti della vita e nei confronti di tipologie diverse di persone: gli amici, la fidanzata, la famiglia di sangue, i colleghi di lavoro. Ma anche con i musicisti e i registi.

Gwyneth Paltrow e Luke Wilson in I Tenenbaum

Con Moonrise Kingdom. Una fuga d’amore Wes Anderson non ha fatto nulla per evitare che i fan si allontanasssero, per evitare di perderli. Non è cresciuto, rimanendo vincolato sempre allo stesso atteggiamento. Se i Ramones hanno fatto o i Dinosaur Jr fanno sempre la stessa canzone, Wes Anderson fà sempre lo stesso film. Cambiano i personaggi, cambiano le storie ma il punto in cui lui ci vuole colpire è sempre lo stesso: vuole andare a solleticare l’angolo dolce e nerd della nostra sensibilità artistica e cinematografica. Bottle Rocket, Rushmore e I Tenenbaum sono il periodo d’oro di Anderson. Capivo tutto della sua poetica, la musica era in sintonia con i miei pensieri, le immagini tanto calibrate e studiate da mettere ordine anche nel mio cervello, limitatamente al tempo in cui il film durava, i personaggi erano per me tutti eroi.

Avventure_acquatiche_di_Steve_Zissou

Poi qualcosa si è inclinato, con Le avventure acquatiche di Steve Zissou. Ho iniziato a frequentare persone diverse, ho trovato un lavoro stabile, sono andato a vedere Zissou e qualcosa mancava, non c’era più quella simpatia automatica sulle atmosfere che c’era stata. Cosa incredibile, io mi ero evoluto, Anderson e chi per lui avevano fatto passi da gigante per la fotografia e la messa in scena, ma i personaggi e la storia, seppur più avventurosa, rocambolesca e al di fuori della realtà di tutti i giorni, rispetto alle precedenti non aggiungeva niente. Sempre carino, sempre costruito alla perfezione, con dialoghi perfetti, calibrati parola per parola con un’attenzione eccezionale (nel senso di non tanto comune in fondo, o almeno non così esplicita ed evidente in tutti gli Autori che certamente calibrano per filo e per segno tutte le battute), sempre con sequenze fortemente sue, caratterizzate, cinematografiche (quello è cinema!), ma fermo al palo, sempre fondamentalmente triste, ma felice di esserlo.

Il treno per il Darjeeling

Avevo trovato in Il treno per il Darjeeling un nuovo respiro, nuove avventure, meno smancerie, meno cattiverie per piacere, più cattiverie per far male, un tentativo di uscire dal mondo confezionato di Wes Anderson, con lo stesso rigore, anzi con un rigore più maturo, meno attento a se stesso, più coinvolto nella storia narrata. Avevo trovato personaggi più freschi, nuovi e travolgenti, dialoghi perfetti (come sempre) ma anche non simpatici per forza, ma simpatici davvero. Avevo trovato una storia sconsolante che andava a toccare sentimenti nuovi. Avevo trovato. Ma è stato solo un episodio.

Fantastic Mr. Fox è un film d’animazione e qui non voglio considerarlo come gli altri, all’interno del discorso che sto cercando di sviluppare. Comunque, Mr. Fox ha rappresentato una scelta diversa.

Moonrise Kingdom

Moonrise Kingdom. Una fuga d’amore ha qualche problema in più rispetto a Zissou, e quindi le cose stanno peggiorando. I dialoghi e la musica sono sempre il massimo, la regia è impeccabile. I carrelli iniziali (e finali), accompagnati dalla voce che presenta gli strumenti della musica in campo, sono la migliore trovata del film perchè esplicitano con una forza incredibile il vuoto dei luoghi e la lontananza che c’è tra tutti i personaggi, eccetto i due protagonisti.

I personaggi però sono tutti macchiette. In più, in peggio, Moonrise Kingdom è freddo, distante. Il regista è lontano dalle sit che dirige: Anderson è rimasto talmente fermo che si è allontanato troppo dai temi e dai personaggi. E non è che ha troppo rigore personale e quindi risulta freddo, risulta freddo perchè i suoi canali ormai sono stereotipati, talmente indagati che risultano privi di altro da scoprire anche per lui che li ha inventati. Anderson ha preso quella strada e non l’abbandona, con quella ha trovato il suo pubblico e ha creato un grande mondo. A questo mondo può aggiungere i bambini, la tenerezza, le ambientazioni differenti, ma rimane sempre lo stesso. I Ramones ci fanno ancora scuotere la testa, i Dinosaur Jr ci fanno ancora trasalire, Wes Anderson no.

4 a 2 per i film di Wes Anderson che mi sono piaciuti. Ma allora che cazzo vuoi? Le prove negative pesano di più rispetto a quelle positive, come sempre. Il pesante vuoto lasciato dalla freddezza e dal distacco di Zissou e Moonrise Kingdom non viene riempito con il ricordo di un passato, lontano o più recente, glorioso e simpatetico.

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