Justin Timberlake è più simpatico di Clint Eastwood in Di nuovo in gioco

Justin Timberlake è senz'altro più simpatico di Clint Eastwood in Di nuovo in giocoCi sono quelle volte in cui i vecchietti ti fanno tenerezza, e ci sono quelle volte in cui li strozzeresti. Quando si tratta di vecchietti al cinema, di attori, ce ne sono pochi che li si andrebbe a vedere fino alla fine dei giorni. Con attori vecchietti intendo gente che siamo abituati a vedere con i capelli bianchi – che poi a un tratto spuntino fuori con la cute rosa-blu perchè hanno sbagliato la tinta, non importa. Tra i vecchietti cinematografici non sgodibili ci sono Michael Caine e Tommy Lee Jones. E c’è anche Clint Eastwood. Poi senz’altro ce ne sono altri. È strano che ancora non mi sia rotto le scatole del modo di fare di Clint, perchè lui è sempre il cowboy dalle palle di ghiaccio in fondo. Poi non ne voglio fare una questione politica perchè non è il caso. Simpatico è un’altra cosa. Però quando si pianta sullo schermo, o dietro, e in qualche modo partecipa alla produzione, alla regia o alla scrittura di un film è quasi sempre un successo. Ha fatto anche Hereafter ultimamente, il quale Hereafter non riesce a fare due passi senza barcollare, ma il resto dei film è una bomba. J. Edgar è l’ultima sua fatica da regista ed è ancora lì, come un film recitato benissimo, scritto benissimo, diretto ancora meglio. Sono convinto che tutte le volte che Clint se lo riguarda si compiace molto. Ma quando arriva il trucco di Leonardo Di Caprio si risente.
Come attore, Clint Eastwood è tornato, da poco, dopo Gran Torino, in Di nuovo in gioco, di Robert Lorenz (produttore di Ha prodotto Mystic RiverFlags of Our Fathers e Lettere da Iwo Jima), con Amy Adams, John Goodman, il figlio di Clint e Justin Timberlake. Timberlake si conferma un simpatico ragazzo.
Mi diverto molto quando Eastwood (qui Gus, talent scout del baseball) fa il burbero e crea intorno a sè, con due parole, il vuoto. Qui è alle prese con la vecchiaia, non simpatica, il contrario di Timberlake. La tragedia è dietro l’angolo per quello che ne sappiamo fino a un certo punto: Gus sta perdendo la vista e non riesce più a lavorare come prima. I padroni se ne accorgono, più o meno. Ma si percepisce quel moto di speranza che non sempre c’è, rappresentato per primo dall’amico Pete (John Goodman, altro grande vecchio sempre al top). La vittoria più bella di Gus comunque è quella contro Matthew Lillard (qui Phillip), lo squalo che gli vuole rubare il lavoro approfittando delle sue debolezze.
Chi invecchia male davvero è però Robert Patrick (alias Vince), il Terminator cattivo di Terminator 2. Non mi sento di dire che Clint Eastwood cammina sciancato e allora è messo peggio di Patrick: Eastwood cammina sciancato perchè la parte lo richiede, Terminator 2 ha finito di rigenerarsi dal metallo fuso e ora è rigido, rigidissimo.
Capitolo Amy Adams (Mickey). La sua storia in Di nuovo in gioco è la stessa del padre Gus: ha fatto scelte forzate nella vita, che l’hanno fatta stare bene ma non resa felice, perchè ha rinunciato a qualcosa, al baseball, per diventare avvocato rampante come voleva il padre. Gus dal canto suo ha rinunciato a lei per farsi gli strafatti suoi, e basta. È un livello inferiore e più egoista di rinuncia, ma è pur sempre un atto di rinuncia indesiderata. E mentre c’è ancora chi cerca nei film di Leone l’espressione migliore di Clint, Clint gliela fa qui, in questo film di secondarissima importanza, gliela fa quando guarda la figlia. E si apre un mondo. Un mondo che va da ieri a oggi, anzi ad Adesso! per dirla con Renzi: dall’occhio intirizzito di Per un pugno di dollari a quello piangente di questo Di nuovo in gioco, dalla chioma fluente di Brivido nella notte alla chioma bianca e spiluccata del talent scout di baseball. In Di nuovo in gioco c’è il risultato migliore di anni e anni di Clint. E guardate che è un risultato strabigliante. Era il capitolo Amy Adams ma ho parlato di Clint, perchè lui si rivela in lei, grazie a lei si rinvigorisce, nota le somiglianze ed è stranito, ma anche felice. E lei non è affatto male. Considerando poi che s’innamora di Justin Timberlake (qui Johnny) va tutto molto bene.
Capitolo Justin Timberlake. Quando dice a Mickey/Amy Adams “non sapevo di essere un ballerino nato” è un meta-personaggio da paura.
Per aggiungere una vaccata qualunque, si potrebbe dire che è un film sul cinema, perchè il circolo di vecchietti amici di Gus parlano di cinema e dicono cose brillanti tipo che The Rock è un attore più completo di Robert De Niro.
Per ovviare alla mancanza di tematiche cool, Di nuovo in gioco, il cui titolo italiano è triste come l’operazione che hanno fatto i distributori italiani sfanculando quello originale Trouble with the Curve, utilizza temi super classici, al pari della pizza. Il film è una botta di perfezione. Justin Timberlake non ci credeva, e infatti nella prima scena compare all’improvviso e poi scappa, ma poi risorge da se stesso, come la Fenice, e diventa il ragazzo simpatico. C’erano state le avvisaglie, quando nel 2010 aveva fatto la voce di Bubu in L’orso Yoghi.
Dimenticavo che lo sfondo di quasi tutto il film è la Nord Carolina e che quindi andare a vedere questo film al cinema è come mangiare una bistecca alta un dito, di carne buona.
Ma il figlio di Clint, chi è?

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