Microphones in 2020 (1)

 

Tutti comprano dischi dall’America e se li fanno spedire, è normale, anch’io. Ma mentre gli altri lo fanno con una scioltezza direttamente proporzionale alle spese di spedizione, io mi preoccupo per il viaggio che fa il disco. Arriverà via mare? Penso. O sull’aereo? E se è sull’aereo, come reagisce alle turbolenze? Lo scatolone sobbalza. O cazzo! Il disco si rovina? Speriamo di no. Poi, quando arriva in Italia, dove approda? Livorno? Genova? Beh, dipende dalle volte, immagino. Napoli? Lo so, c’è il tracking, ma è affascinante porsi queste domande e non arrivare a nessuna conclusione.

Microphones in 2020 si adatta molto al viaggio in mare, sembra quasi fatto della stessa stoffa delle onde solcate dalla nave. Quel suo ritmo regolare dettato dai sussulti della chitarra. O quando entra la batteria: in quel momento la prua della nave le infrange, le onde. E via, onda dopo onda, Microphones in 2020 prosegue il suo viaggio verso me, con difficoltà ma senza esitazioni. Il viaggio in mare è come il viaggio percorso dall’autore, Phil Elverum, per arrivare fino a qui, fino a oggi, fino a Microphones in 2020, dopo due dischi sulla vita, su com’è trascorsa, su cosa è successo: A Crowed Looked at Me e Now Only

O è più adatto all’aereo? Forse. Le chitarre squarciano le nuvole e la batteria le rende ancora più tonde o le scuote, se sono piene d’acqua. Ancora, queste incredibili metafore significano che Phil Elverum è arrivato fino a qui dopo il dolore per la perdita della donna che amava e nonostante tutte le complicazioni che questa perdita ha comportato. E lo ha fatto con un sacco di musica, che l’ha guarito, a quanto pare, perchè oltre A Crowed Looked at Me e Now Only ha fatto anche Lost Wisdom pt. 2, la cui recensione simpaticissima trovate qui e con cui addirittura è tornato al passato per dargli un futuro, o per lo meno per dargli un presente. Il viaggio come dolore ma, alla fine, guarigione, per capire che il presente non è ieri, non è domani, ma è solo adesso. Via aereo o via nave, non importa. Comunque sia, Microphones in 2020 è arrivato e oggi è qui, davanti a me, a Gatteo Mare.

È un vinile. Ascoltato su bandcamp, Microphones in 2020 è un’unica traccia senza soluzione di continuità di 44 minuti e 44 secondi. Te la senti tutta d’un fiato, una volta, due, e arrivi a dieci che non te ne accorgi neanche. Il vinile è doppio, 4 lati (3 in realtà in questo caso, l’ultimo è silente), da girare. Se ti prende una botta di pigrizia rischi di contravvenire ai consigli di Henry Rollins sulla gestione e la conservazione del vinile. Se – mentre ti stai impigrendo perchè Phil Elverum ha appena raccontato di quella volta che contemplava la luna da giovane – ti appare il bicipite minaccioso di Henry Rollins, ti riprendi e giri il lato, ti accorgi che per quanto sia curata l’edizione, che sfuma da dio alla fine di ogni lato e riprende come se niente fosse nel lato successivo, si perde la magia dei 44 minuti ininterrotti, che è la modalità con cui Microphones in 2020 è stato pensato, come un unico, dilagante pezzo sulla vita, passato e presente infinito di Phil Elverum.

If there have to be words, they could just be “now only” and “there’s no end”

C’è una cosa però: le interruzioni danno respiro all’ascolto, tra una nuvola e una solitudine, un vuoto e una piovuta. E le interruzioni ricalcano e mostrano le tappe del viaggio che il disco ha fatto per arrivare a te. Prima senti le onde trasportarti, o l’aria soffiarti fredda sul collo (poco simpatica questa cosa ma è la vita), o le nuvole gonfiarsi, poi avverti la sosta sul pavimento del porto di chissà dove e magari senti anche i rumori, del porto. Che atmosfera. Le voci di sottofondo sono come tutte le difficoltà che hai dovuto passare. Poi riparti e finalmente arrivi all’ultimo postino, quello che ti consegnerà nelle mani del padrone, il quale ti aspetta da tempo e ha pagato un po’ di più, per te, e sarà il tuo presente infinito, perchè apparterrai per sempre a lui (a meno che non ti venda, ma io non sono uno di quelli che vende i dischi). Insomma, il viaggio di Microphones in 2020 ha la stessa durata della tua attesa e metaforicamente le stesse batoste che la vita ha riservato a Phil Elverum.

Io lo aspettavo, Microphones in 2020. Peccato che il postino non abbia aspettato per un cazzo, invece. L’ha scagliato contro il muro esterno di casa mia, lasciando che rimanesse lì, per ore. Ma si può? Neanche una volta ha suonato. Ero in casa. L’avrei accolto nelle mie mani, il nuovo Microphones, dopo giorni, settimane di viaggio e attesa.

Vabbè, fanculo il postino. Fortuna che il disco è in perfette condizioni, anche perchè è una delle edizioni più tamugne che io abbia mai avuto per le mani, cartoncino bello grosso. Ma quando l’ho visto lì, per terra, solo, accanto al muro, ho temuto. “Per te in effetti non sarà mica niente” gli ho detto “con tutto quello che avrai passato nei porti, l’ultimo schiaffone dopo che in vita tua ne hai ricevuti tanti, cosa vuoi che sia”. E non sapevo più se parlavo con Phil Elverum o con il disco. Aldilà di questo, io mi sono incazzato. È stato uno strappo. L’ultimo del viaggio, quello prima dell’ultimo atterraggio, l’atterraggio decisivo, sul mio giradischi Technics bello e accogliente.

E poi, dopo qualche minuto di ascolto, neanche mi sono accorto che avevo già girato il primo lato. Ah, che impareggiabile flusso di coscienza Microphones in 2020. Un disco, una canzone unica, un unico racconto che attraversa tutta la vita e arriva all’unico futuro possibile, senza illusioni, al netto del dolore affrontato, lavorando per la sola cosa che esiste di sicuro: il presente. Arrivato al lato 3, un attimo prima dell’ultima parola (“end”), ho perdonato il postino.

Che disco, ti mette in pace col mondo. Se davvero la vita fosse così, e non intervenissero mille cazzi che complicano tutto, anche dopo aver superato i momenti più difficili, e sapessimo affrontarli come si deve, sarebbe esattamente come Microphones in 2020. Non dico che le cose brutte non finiscano e che non bisogna tenere botta, ma per quanto (al 100%) i dischi aiutino a vivere, la vita non è un disco, e il pensiero di concretizzare il presente come unica cosa possibile, senza valutare ciò che è successo e ciò che accadrà, non è facile. Microphones in 2020 è un disco meraviglioso ma è difficile considerarlo un buon insegnamento per la vita. O forse mi sbaglio io e i dischi, oltre ad aiutare a vivere, sono la vita. Ci devo ancora arrivare. Il postino è reale, lo conosco, è già successo e la prossima volta farà la stessa cosa.

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