Certi articoli sono così

Maurizio Blatto intervista gli Sleaford Mods su Rumore di giugno 2020

Stavo pensando che, a volte, gli articoli sulla musica sono più importanti della musica. Infatti mi succede questo. Leggo l’articolo, mi esalto per quello che sto leggendo e lì per lì ho l’assoluta certezza che la musica di cui sta parlando l’autore sia figa quanto l’articolo. Poi l’ascolto e non è granché. Magari succede anche che mi piace, sì, ma per qualche giorno. Non mi rimane addosso la voglia di ascoltarla ancora. Però mi rimane la voglia di rileggere l’articolo. E allora lo rileggo.

La maggior parte delle volte l’articolo sbomba anche la seconda volta, la musica no e finisce lì.

Però mi è capitato anche di rileggere e poi riascoltare, e poi di riesaltarmi per qualche giorno e poi basta, così, come se non fosse già successo. O mi è capitato anche di riesaltarmi per sempre.

Con gli articoli belli, non ho mai la certezza di come possa andare.

Ma una cosa la so. La scintilla viene in ogni modo dalla pagina scritta: quell’esperienza rimane. Non tutti i giornalisti mi fanno questo effetto, pochi. Ma quella scintilla, che si esaurisca quasi subito o mai, è il motivo per cui il giornalismo musicale ha senso e non può smettere di esistere, secondo me.

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