Una delle cose che mi piace di più

© Libreria The Book Room

Quinta settimana di quarantena e quinta settimana che i bambini dei vicini (dieci) alle 16 in punto (rispettosi delle regole condominiali) scendono in cortile a giocare a pallonate contro la porta del garage. Focolaio? Il mondo dei bambini in quarantena è un mondo senza consonanti, esistono solo le UUU, AAA!, EEEE. OOOOOO. Si devono sfogare. Quello che fanno non è tanto lontano dal “tirare fuori la merda”.

Una delle cose che mi piace più fare è seguire su Instagram gente americana che si spara tre o quattro concerti a settimana, tossicodipendenti che hanno mantenuto lo stesso livello di live di quando avevano 20 anni pur avendone 50. Sono giovani dentro: almeno una foto a concerto la postano. Non so perché, ma ho questa idea che la musica indie rock che viene dalla provincia o dalle città americane sia (ancora) il mezzo attraverso cui persone insoddisfatte vomitano la merda che sono costretti a ingoiare nella vita di tutti i giorni. Potrebbe esserci un Jeff in Ohio che fa un lavoro pesante, vive da solo e tutte le sere dopo cena va in sala prove con gli amici che sono messi come lui. Potrebbe esserci un John di El Paso, Texas, che ha 22 anni, dovrebbe studiare ma è un periodo che proprio non gli va, e poi è stanco di quella gente della sua città che si comporta sempre allo stesso modo da una vita, fanno tutti i duri. Ma non sapeva come fuggire a tutto questo e allora per non pensarci ha messo su un gruppo noise con le uniche persone che gli vanno a genio, due suoi amici. Power trio. Poi potrebbe esserci Nina, che vive con un marito stronzo che non sopporta più. Fortuna che ci sono Emma e Kate che suonano con lei tre volte a settimana, non una di meno, nel capanno della sorella di Emma, in campagna in Georgia, di fianco a un campo di pesche. Cose così, piene dei luoghi comuni di cui si nutre il mio cervello per colpa di Lansdale, ma è quello che mi viene in mente quando vedo le foto su Instagram dei miei amici. Credo che niente corrisponda a verità, o per lo meno non sempre, e almeno non di più rispetto all’Italia. Però è così, è una mia debolezza. La combatterò. Per ora, resto fermo nella mia granitica certezza: i miei amici postano gruppi, per lo più perfettamente sconosciuti, che – sono sicuro – tirano fuori la loro personale merda.

Il concetto di vomitare la merda è, però, non dico complesso, ma di certo ambiguo. Sembrerebbe cioè relativo solo alla musica rumorosa (Borzoi grandi primi della rubrica “Chi riesce a fare più schifo?” che ha lo stesso significato di “Chi vomita la miglior merda?”), in realtà anche il pop rock può essere un modo per buttare fuori la merda ed esprimere una parte di se stessi che ha urgenza di manifestarsi ma che non può farlo in nessun altro modo, momento o contesto. Nel caso del pop rock, la merda che sfoghi resta merda ma prende una forma diversa. Nel caso della musica rumorosa, butti fuori merda che resta merda.

Ripercorrendo un po’ le ultime cose che i miei amici hanno postato, ho fatto anche un rank degli stati degli Stati Uniti, tra quelli da cui provengono i gruppi in lista oggi. Interessantissimo.

1. Georgia

Wieuca (Athens, Georgia). Estetica psichedelica, nomea di cannati, scanzionati e ingenui, la riportano nella loro musica ma riescono nonostante l’apparente poca lucidità a tirare fuori melodie belle, scrivere pezzi che abbiano una struttura e produrre suoni mai scontati. Sono come i Flaming Lips incrociati ai Circulatory System. Visti dal vivo all’Athens Pop fest 2018.

Heffner (Athens, Georgia). Che sono sullo stile di Car Seat Headrest ma molto più punk rock e questa cosa, incredibile, li rende molto meglio. Sarà perché per ora hanno fatto solo una canzone. Promettono di fare power pop ma anche bedroom pop.

2. New Jersey

Glazer (New Brunswick, New Jersey). Vecchi lupi di mare già noti alle migliaia di lettori di Neuroni, sono famosi in Italia proprio perché li abbiamo spinti noi. Grandi maestri nel fare roba anni ’90 alla Nirvana pre Bleach con l’inclinazione al noise Amphetamine un po’ infighettito dai Metz e rovinato dai Male Bonding, con qualche chitarra blues.

I Long Neck (Jersey City, New Jersey) sono di fatto Lily Mastrodimos. Le ultime cose uscite mettono in risalto ancora di più la sua bellissima voce e un’inclinazione Screaming Females, senza spingere con lo stesso coraggio sulla voce e sulla chitarra (non è facile). I Long Neck, che mi avevano stupito un sacco con questo live, per la botta pop e perché alcune chitarre erano una sorpresa (Milky Way), su disco mantengono i suoni un po’ troppo compressi nei suoni. E di sicuro rimane il fatto che non brillano per originalità nella scrittura. Come i Metaphysics (vedi sotto), ma meno merdosi nel senso classico non-ambiguo del termine.

A testimonianza di quanto siano rari i gruppi che vi suggerisco qui, gli Holden Wreckes, che hanno suonato insieme agli Screaming Females da qualche parte nel New Jersey a febbraio, scrivono sul loro Instragram (con due foto): Jeff/Phil/Jeff. Power-Pop from New Brunswick, NJ. Mems. of The Ergs! & Glazer. [sounds soon]. Stop. Non so di dove siano, quasi sicuramente di Jersey City, perché sono misteriosamente collegati al nostro inviato del New Jersey. Il 5 gennaio 2020 hanno pubblicato un post su Facebook che dice “Hello World”. Il prossimo che posteranno sarà “Buongiorno Kaffè?”, e poi faranno un disco.

Pausetta (una perla dal 3. Ohio)

Ripartiamo da 4. New York

Con i Dirty Fences (New York, New York) – dove dirty sta per sporco rock’n’roll – siamo daccapo. Aggiungi i Kiss e i Motley Crue e siamo a posto. A volte mi domando che americani seguo. Ora mi domando quanto potrà mai essere sporco del rock’n’roll proveniente da NY se non sei gli UNSANE. 1, 2, 3, 4. Suonano impomatati come Velvet Goldmine, di cui si è fatto un mito ma rappresenta il trionfo e dunque la fine della ribellione glam rock’n’roll. Zitti e tomba.

Mal Blum (New York, New York), un po’ più famosini, già recensiti su Sterogum, quindi troppo conosciuti per noi, ma non li cassiamo. Niente di speciale, un gruppo di chitarra come ce ne sono tanti, si ascoltano soprattutto perché hanno grinta da vendere quando ripartono dopo gli stacchi ma fino a che hai vogli di aspettare gli stacchi. Dopo basta. E i suoni della chitarra sono medi, tipo punk rock istituzionalizzato. Lo slancio non riesce del tutto. Potrebbero essere paragonati agli Speedy Ortiz più piallati.

5. Oregon

Il disco di The Shivas (Portland, Oregon), uno preferiti del nostro inviato del New Jersey, inizia in serpentese, e questa non è una cosa buona perché vuol dire che entriamo in ambito borchie e ghepardati, un rock’n’roll che non è dei miei preferiti. Non manca un po’ di coolism alla quel duo famosissimo chitarra e batteria che ha suonato anche con Jack Sparrow ma di cui adesso non ricordo anche il nome, quindi io mi stanco subito ma se voi siete in quella per ascoltare questo genere di cose capisco possiate divertirvi, come appunto il nostro inviato del New Jersey.

6. Illinois (io continuo ad avere paura dei nazisti)

Beach Bunny (Chicago, Illinois). Se ti piace Ricky Montgomery vai sul sicuro. Pop di chitarra romantico ma che non si piange addosso.

Figata i Metaphysics (Champaign, Illinois), che hanno pubblicato da poco Wasteland. Lenti come una camminata sul viale dello scazzo. Si potrebbe dire che fanno dream pop ancora più lento dello shoegaze con le distorsioni grunge, così, tanto per farvi capire che si tratta di roba che suona nuovissima. Dying to live. Junk. The nothing. Sono solo alcuni dei loro divertentissimi titoli. La solita gnola depressa, direte voi, e invece no, perché la chitarra si muove con una forza tutta sua, è incastrata tra Kyuss e Fugazi, e il rullante della batteria è sfondo veramente come un bidone. Non spiccano per diversivi adottati all’interno delle canzoni ma mi piace ascoltarli.

Go to Mexico?

Yawners fa power rock potente ma posticcio, che poi è un po’ il problema di molto power pop di adesso. Aggiornamento di domani: scopro adesso che sono di Madrid. Eliminati. Ora, se vi va di oltrepassare un confine di stato, ma non essere perquisiti (lo sarete quando tornate indietro), e ascoltare una roba dal Messico, Città del Messico per la precisione, eccola qua, ma sappiate che disapprovo. La merda può venire fuori sotto forma di pop rock. Gentile, talvolta ruvido, comunque sempre foriero di un messaggio di speranza di uscire da una situazione di merda. Ma non può continuare a uscire dal genere guerriglia degli Olvido, non ci credo più.

Alla prossima panoramica su e giù per gli Stati Uniti, per tirare fuori un altro po’ di merda!

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