Non tutti i baretti muoiono baretti

La Baretto theory è una teoria campanilista romagnola che dice che, al giorno d’oggi, in Romagna, c’è sempre un baretto in giro dove fanno un concertino. Il bar per essere un baretto deve avere in pratica solo una caratteristica: quando ci pensi, devi pensare “non l’avrei mai detto”. Non vuol dire che non gli dai una cicca in generale (no offense!), ma che non gli avresti dato una cicca per i concertini: non l’avresti mai detto che avrebbero potuto farli. Però lì fa. E c’è un momento così magico per quel baretto, così magico, che almeno una volta ti capita di chiederti “chissà cosa fanno al baretto stasera”. E devi essere veloce a trovare il programma su facebook, perchè basta un attimo e il bar chiude o il gestore non ha più cazzi di fare concerti. Anche se, bisogna dirlo, non tutti i baretti muoiono baretti.

Una volta c’era il Bar del Popolo di Ponte Pietra, più di recente il bar Bagnile di Bagnile, e pochi altri eletti. Non è da tutti. Adesso li fanno al Bike Cinetico di Montaletto, al Diamond di Gabicce Mare, all’Agorà di Finale Emilia, che tra poco fa gli Shelter. Colpo da maestri. Ma già gli Shelter sono troppo famosi eh (e infatti l’Agorà è quasi un Pub, e Finale Emilia è in Emilia). Il concertino, infatti, dev’essere di un gruppo non sconosciuto ma raro, e (possibilmente ma se succede lo si perdona) non local: almeno deve arrivare da un’altra provincia. Ho dei ricordi, probabilmente falsati da me stesso, che negli anni novanta ci fossero meno baretti, o forse eravamo meno al corrente di quello che succedeva, perchè si sa non c’era un gran internet. Però c’era Massimo, detto anche Minimo (davvero, no battute), che andava a tutti i concertini, e se avevi la fortuna di incontrarlo durante la vasca in centro al sabato pomeriggio ti aggiornava su tutto. Adesso tutto è cambiato, c’è sempre un bar impossibile dei tuoi paraggi che chiamerà a suonare qualcuno che interessa almeno a un tuo amico oltre che a te e la geolocalizzazione fa miracoli in termini di spam.

Ma chi è il Re di questi baretti pur avendone trasceso la conditio sine qua non?
Chi è che tiene botta da anni senza chiudere mai?
Il Sidro (già Raquana).

Ora non è più un baretto (cioè, entri e c’è il palco, quindi a meno che tu non abbia il prosciutto negli occhi, lo vedi che fanno i concerti) ma una volta si. Faceva le cover band dei Doors provenienti da tutta Italia, principalmente San Mauro Pascoli. Prima ancora tutta quella parte di locale che adesso è palco era zona fumatori, costruita con la velocità di un lampo, con le installazioni dei MUTONIA (chi?!), subito dopo il divieto di fumare nei locali pubblici imposto dal ministro Sirchia: era la prima sala smokers della Romagna ed era affollatissima, ma questo credo di averlo già scritto in un altro post.

Per chiarire il concetto di baretto: all’inizio il Sidro era l’unico bar che ti dava da bere le Tenents super, una roba che sbombava, una birra da nove gradi. Ne bevevi 3 ed eri da portare a dormire. Quindi era un ottimo bar, ma non gli avresti mai dato un futuro come posto di concertini. E invece, ha iniziato, anche se con le cover band dei Doors. Si parte, da lontano, ma da qualche parte bisogna pur partire. Periodi bui, ma da lì al futuro è stato un attimo: la sala fumatori è stata smantellata e le nuove gestioni hanno smesso la Tenents rossa, perchè altrimenti i clienti andavano a casa troppo presto, e hanno avuto in qualche modo la voglia di fare concerti. È passato Geoff Farina nel periodo più triste della sua vita, i Fine Before You Came nel periodo più triste della loro vita (acustici), i Fuzztones in una notte in cui pioveva sudore. Sono sicuro che tra un po’ passerà J. Mascis. Per il resto, il Sidro è da un po’ il mio ex-baretto preferito, che garantisce concertini di gruppi underground italiani buonissimi, con una regolarità discreta.

E sabato 30 novembre suonano in due, gli Action Dead Mouse e gli Unoauno, in una serata all’insegna della presa male.

Gli Action Dead Mouse l’ultima volta che li ho visti erano talmente decimati da essere soltanto uno, il cantante, per motivi di sfiga. Loro si muovono su un territorio tra nirvana e sclero e in quest’ottica non è male ascoltare con concentrazione i testi. Che sembrano dire sempre cose diverse, anche se con le stesse parole. Cioè: una stessa frase ogni volta potrebbe avere significati diversi. Altri gruppi, che pure mi piacciono molto, non sono capaci di farlo: i testi sono belli ma dicono sempre la stessa cosa, ogni volta che li ascolto scavano sugli stessi significati, per approfondirli. Ed è giusto così, ma gli Action Dead Mouse hanno qualcosa in più: il pregio di riuscire a far partire flip diversi del cervello. E questo può prenderti bene, oppure male, in questo senso dicevo tra nirvana e sclero. Per esempio, cosa vuol dire “il contrario di annegare”? Non è certo.

Quindi, quella al Sidro è una nuova occasione per vedere che effetto fanno dal vivo. Perchè l’ultima volta all’Italian Party il cantante da solo con la chitarra è stato bravissimo in una situazione non preparata e poco facile, ma non era del tutto a suo agio e si sentiva, è umano, come si sentiva la mancanza del basso e della batteria, non trascurabili. Perchè la musica che fanno non è che passi proprio inosservata.

Bene. Il disco si chiama Il contrario di annegare, è uscito per To Lose La Track, È Un Brutto Posto Dove Vivere, Floppy Dischi e Ideal Crash ed è un incrocio di Riviera, The Death of Anna Karina e FBYC. Almeno mi sembra.

Gli Unoauno (Ribéss Records) vengono accostati ai gruppi italiani che parlano più che cantare: ai Massimo Volume, per dire. Molti sono contrari al cantate che parla, in generale. Ma, adesso, se scegli di cantare così è perché ti piace proprio: chi, se non te stesso, ti fa fare una scelta di quel tipo, adesso che quella roba lì non va neanche a regalarla? Per farla, devi essere in fissa, e se uno è in fissa con questa roba è una fissa sincera. È una scelta da apprezzare.

Cantano alla Massimo Volume, o alla CSI, lo stile è quello sicuro, ma c’è una cosa da dire: non sono né i Massimo Volume né i CSI, e questo è un vantaggio per gli Uno a Uno. I loro testi sono mille volte più freschi, messi di fianco a quelli di Il nuotatore dei Massimo Volume sono totalmente nuovi. Hanno anche un’altra cosa che mi piace: non sono disperati, ma taglienti e arrabbiati, sensibilmente ironici, e questo mi porta a pensare che siano sinceri. Sono di solito più propenso a credere che un testo pieno di disperazione abbia più possibilità di essere falso rispetto a uno non disperato e reattivo. Per chi scrive testi è più comodo compiacersi della merda che non cercare di uscirne, anche per questo in giro ci sono più testi disperati che reattivi. In più, il compiacimento pessimista è un approccio che ti permette di conquistare più facilmente chi ti ascolta. Il dolore piace di più. Se uno che scrive ne è consapevole, e gli interessa piacere, fa finta di stare male. Non ho detto che tutti i testi disperati non valgono niente, ma solo che alcuni, contestualizzati nella vita e nella storia dell’autore, possono apparire poco sinceri. I più sinceri sono quelli in cui è chiaro che l’autore non è sceso a compromessi, per un motivo o per un altro, perché ha preso una strada difficile, poco accomodante o poco paracula. E gli Unoauno col cazzo che sono scesi compromessi, mi pare.

Vorrei aggiungere che la musica è un pugno nello stomaco ed è la seconda cosa molto convincente del disco oltre ai testi. Insomma se cercate della roba nuova, no. Se invece cercate un disco con un bel ritmo serrato e una bella grinta, nelle parole e nella musica, e delle chitarre noise rock, ma anche più sprangose, allora sì. Il disco si chiama Barafonda e il posto ideale per suonarlo è proprio il Sidro. È il bozzolo giusto per gli Unoauno, ma anche per gli Action Dead Mouse, perché ne amplifica sia la negatività sia il lato tenero, in quella sala così low profile e così combat allo stesso tempo.

Sala in cui, in una delle prossime serate, vorrei vedere i Bulgarelli, grazie.

Il link all’evento su facebook

3 pensieri su “Non tutti i baretti muoiono baretti

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