Poche ossa nella maletta: Contrasto dei Riviera

riviera contrasto

Un misto di arroganza, forza e simpatia li trasforma negli Hulk (quello interpretato da Mark Ruffalo) dell’emo. Dal vivo il pubblico è completamente fuori controllo ma loro sono peggio. Però suonano. Un insieme invidiabile di disciplina e bolgia. E me li immagino identici in studio. Poi magari mi sbaglio e in studio vanno col papillon e sono ordinatissimi, perché in effetti i dischi sono minuziosi. Però non si può negare la loro natura da Giamburrasca. Spingono, spingono tantissimo con un filo di gas. Impossibile non amarli. Sono di Forlì e hanno fatto uscire da poco Contrasto: siore e siori, i Riviera.

Sia che tu stia ascoltando l’album sia che tu li stia vedendo in concerto, è facile che inizi a cantare. Canti insieme agli altri ma i testi non sono scritti a tavolino per fare quell’effetto. Altri testi di altri gruppi emo sono vuoti, lo capisci dalle parole, e però parte il sing-along in automatico. È perché in fondo sono scritti bene, appositamente per quello. I testi dei Riviera non sono scritti appositamente. Si capisce che dentro c’è la vita di una persona. Anche qui, si capisce dalle parole, e poi si capisce perché non sono comprensibili sempre e questa cosa li rende reali, perché la comunicazione non può essere al 100% ogni singolo minuto: a volte ha dei buchi. Tra alcune frasi non chiarissime ne spunta fuori una chiarissima che dà senso a tutta la canzone. Sembrano quasi tutti ritagli messi insieme seguendo un flusso di coscienza. Il contrasto tra la parte che non capisco e quella che capisco è la forza del testo, perché quella che capisco, nell’istante stesso in cui la capisco e contrapposta a quella che non capisco, diventa potentissima. Terrazzo le batte tutte in questo senso. Una cosa non comprensibile immediatamente nasconde comunque l’esigenza di comunicare. Contrasto ha quest’esigenza, sennò non esisterebbe, ma dice le cose senza preoccuparsi di renderle appetibili, ecco cosa fa. Però lo diventano, e il pubblico canta, e per questo sono più forti di mille altri gruppi che si sforzano un sacco a scrivere parole da sing along e, si, ce la fanno lì per lì, però non rimangono.

Mi piace la batteria. Sempre presente, come se ruzzolasse. Prende il via e sembra non riuscire a fermarsi, tanto che alla fine delle canzoni mi meraviglio sempre che non vada avanti da sola. In Rodeo, oppure Bronte, per esempio. Comunque, non manca il tappetone di chitarre, la chitarra che sembra zoppicare malamente, in realtà contribuisce a far camminare benissimo tutto il pezzo, e i fiati che “non sono più getti d’acqua di canna ma un rivolo che irrora il terreno” come dicono su Rumore. La voce urla, a volte più a volte meno, altre volte arriva a strozzarsi.

Il basso è bello cicciuzzo ed è la prima differenza che ho notato rispetto a Riviera. L’ho sentito e non ho potuto fare altro che volergli bene perché dà proprio gusto. Ed è come quando guardi un film horror, che se la tensione cala troppo ti annoi, e quindi non vuoi che cali. Il basso ha la stessa importanza di quella tensione lì e in Contrasto non cala mai. In Bronte c’è una parte batteria-basso che dà l’idea di come suona per tutto il disco. Il cambiamento del suono dei Riviera sta molto nel nuovo basso che rende le canzoni più grosse, grasse, ciccione.

La musica, che suona confortevole, come quando mangi una mousse mignon in un boccone, e i testi, che invece sono come quando mangi il croccante, spigolosi, divisi tra picchi di significato comprensibile e baratri ermetici, sono contrapposti. Ma insieme decollano. E, questo, io lo trovo incredibilmente liberatorio e affascinante.

In Scogli poi è bellissimo. C’è lui che racconta che lei l’ha preso in giro e a un certo punto dice “mi hai detto di esser certa nell’essere parte di me, dev’esser vero, me lo potevi almeno presentare”. DEV’ESSER VERO è urlato in coro con chiara ironia. Le parole continuano a essere un po’ scollegate tra loro: è l’ironia del coro a dire tutto. Il coro ha tutto un altro significato, non è più un urlo di dolore. È più un “A stronza!”. Qualche briciola di passato c’è ma siamo pronti a darla al gatto. C’è tutto l’emo alla Crash of Rhinos che volete e di dire che i Riviera non sono emo non me la sento, però c’è qualcosa che non mi torna del tutto. E credo sia proprio questa cosa di parlare di cose dolorose e poi distruggerle, non alimentarle.

Come succede spesso nei gruppi, nella storia recente dei Riviera ci sono stati alcuni cambiamenti. Il vecchio bassista ha smesso, sono nati alcuni figli e così via. E loro, come altri gruppi sono andati avanti, non hanno preso una pausa (ogni tanto spuntavano fuori dal vivo) e quando hanno avuto i pezzi, hanno fatto uscire il disco. Ripeto, lo fanno in tanti, però con loro mi suona più brusca la cosa. Il loro modo di comunicare è così, come nei testi, hanno le difficoltà ma le distruggono e lo fanno con la voglia di farla finita presto, non perché non gli freghi o perché siano machiavellici ma perché non vogliono pensarci più e perché diversamente non si può fare se si vuole continuare. Poche ossa nella maletta, insomma, si dice in Romagna, e credo anche a Forlì.

Si sente proprio che la vita gli passa attraverso, ma dei cambiamenti prendono il meglio. Chi sono i Riviera per ostacolare i cambiamenti? Sono forse degli Dei? No, ma neanche dei frignoni che stanno lì a lagnarsi. È la prima volta che fanno un disco post questi cambiamenti ed è venuto meglio dei precedenti, perché a suonare insieme ci vuole allenamento ma a trasformare le cose in abitudine è un attimo e dopo un po’ rischiano di fare la muffa. Accettare le novità e proseguire impedisce che succeda. La motocicletta li ha presi sottoè uscita dalla copertina di Riviera e li ha investiti. Allora pedalare. Non è sempre facile coniugare la vita e le cose che vorremmo continuare a fare. A volte sono in contrasto, a volte no. Alla fine, i contrasti, si possono anche risolvere, o per lo meno governare: i Riviera l’hanno fatto. Hanno fatto Contrasto governando il contrasto più grande, quello tra la vita e la band. Non credete a chi vi dice che la vita da band è tutta rose e fiori, è propaganda per la musica fredda e senza cuore. Credete a chi mette in mezzo alla musica i cazzi della vita. Lo fanno in tanti, eh, ma io me li immagino i Riviera che si sentono al telefono:

Vasu: “Oh, abbiamo i pezzi nuovi, ce la fai a venire che facciamo il disco nuovo?”
Paride (babbo da non troppo e in partenza per Amsterdam con la famiglia): “Ok”.

Al di là della gag, magari non è stato semplicissimo subito, però il passo in avanti di Contrasto è il non arrovellarsi più sugli ostacoli ma superarli. Suono nuovo e tutto il resto sono una conseguenza. Ed è venuto fuori il miglior disco dei Riviera. Maturo non direi. Cresciuto.

CONTRASTO IN STREAMING.

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